Le feste toscane nei manifesti collezionati da Odoardo Piscini
Dal 12 marzo al 2 aprile, le sale del Palazzo del Pegaso, sede del Consiglio regionale della Toscana a Firenze, ospitano una mostra che è insieme viaggio nella memoria, racconto di identità e omaggio a una passione coltivata per tutta la vita. La rivista Clebs dedica all’iniziativa un bell’articolo.
Il titolo dell’esposizione, curata da Francesca Roberti – “Curiosità e folklore in Toscana. Arte, Donna e Civiltà dalla collezione di manifesti del prof. Odoardo Piscini” – anticipa già la ricchezza di un percorso che attraversa il Novecento attraverso sessanta manifesti selezionati da una collezione straordinaria: quella del professor Odoardo Piscini, studioso e collezionista nato a Siena ma empolese d’adozione.
Una raccolta che conta oltre 14 mila manifesti illustrati, costruita nell’arco di più di sessant’anni, e che oggi rappresenta una vera miniera per studiosi, storici dell’arte e appassionati di cultura popolare. Forse la più ricca in Italia dopo quella del Museo della collezione Salce.
Il manifesto come specchio della società . La mostra racconta un secolo di storia attraverso uno degli strumenti di comunicazione più diffusi prima dell’era digitale: il manifesto. Affisso sui muri delle città, nelle piazze e lungo le strade principali, il manifesto era il mezzo attraverso cui si annunciavano eventi, feste popolari, spettacoli, ma anche idee politiche, cambiamenti sociali e nuovi stili di vita.
I sessanta pezzi esposti tracciano così una narrazione visiva della Toscana e dell’Italia del Novecento. Le immagini raccontano feste, tradizioni e rituali collettivi che ancora oggi definiscono l’identità del territorio: dal Carnevale di Viareggio al Palio di Siena, dalla Giostra del Saracino di Arezzo ai Fochi di San Giovanni di Firenze, fino al Calcio Storico Fiorentino.
Non sono semplici annunci pubblicitari. Sono frammenti di epoche diverse, testimonianze di gusto grafico, ma anche indicatori di come la società abbia raccontato se stessa: il ruolo della donna, l’immaginario urbano, la vita civile, la politica e persino i mutamenti dell’estetica.
Dalla grafica influenzata dalle avanguardie artistiche del primo Novecento, fino alla comunicazione essenziale degli anni Sessanta e alle sperimentazioni più contemporanee, il manifesto diventa così una vera forma di arte pubblica.





