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Le domande in vista del referendum sulla giustizia

Paolo Mazzanti su InPiù pone alcune domande sul referendum sulla giustizia di domenica e lunedì. Separazione delle carriere? O rischi per l’indipendenza della magistratura? Triplicazione e sorteggio dei futuri Csm? O difesa dello stato di diritto e della Costituzione? Qual e’ la vera posta in gioco del referendum di domenica e lunedì? E quanti cittadini andranno a votare? Nel referendum costituzionale del 2016, che costò a Renzi Palazzo Chigi, furono il 64%. Ma da allora e’ passata un’era geologica. Al referendum abrogativo del giugno 2025 sul lavoro andò a votare il 30,9% dei cittadini e la consultazione fu annullata perche’ non raggiunse il quorum del 50% piu’ 1.
Ma domenica e lunedì non c’è quorum e dunque chi vuol vincere deve portare a votare un elettore piu’ degli altri. Così si spiega l’attivismo di tutti i leader a cominciare dalla premier Meloni che per raggranellare qualche voto giovane e’ andata persino nel podcast di Fedez, col rischio di far storcere la bocca a qualche conservatore benpensante. E l’altro ieri ha convocato in fretta e furia un Consiglio dei ministri per varare lo “sconto” di 25 centesimi sulla benzina per 20 giorni. Nel giugno dell’anno scorso il centrosinistra porto’ alle urne 13 milioni di elettori. Riuscira’ a rimobilitarle domenica e lunedì per il no? E riuscira’ il centrodestra favorevole al si’ a far meglio? Lo sapremo lunedì pomeriggio.

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