L’azzardo di Vannacci, vendere tantissime copie di un libro non equivale a raccogliere molti voti
Stefano Folli su La Repubblica scrive di Roberto Vannacci (nella foto) e di ‘un azzardo nero tutto ancora da scrivere’: “Sull’onda della novità, il generale Vannacci continua a occupare le pagine dei giornali. Il che gli regala l’impressione di una perdurante popolarità, da cui discendono i sondaggi che gli attribuiscono fino al 4 per cento del voto politico. In realtà farebbe bene a mantenere il senso della misura. Un 4 per cento oggi, quando siamo distanti almeno un anno dalle prossime elezioni legislative, non è l’annuncio di un trionfo. Anzi, è l’avviso di un percorso accidentato, molto difficile da compiere senza commettere passi falsi. Le ragioni sono diverse ma comprensibili. Intanto c’è la questione internazionale. Che Vannacci sia un esplicito sostenitore di Putin, è evidente. Ma questo non significa che il suo partito sia finanziato sotto banco da Mosca. In secondo luogo, il Futuro Nazionale per adesso è solo nella mente del fondatore. Non si sfugge all’impressione che la scissione sia stata decisa in gran fretta: probabilmente sarebbe avvenuta lo stesso, ma in tempi più lunghi e costruita meglio. Tutto di corsa, invece. Senza una base sociale, senza un gruppo di parlamentari già acquisiti: in seguito si vedrà. E nemmeno con un programma, esclusi alcuni slogan accesi nella notte, come la lotta agli immigrati e le strade sicure. Troppo poco, probabilmente, per resistere sulla scena un anno e poi affrontare le elezioni al di fuori di un vincolo di coalizione. Senza dubbio l’ex militare si affida molto al risultato del voto europeo: quei 500mila voti presi nel territorio della Lega. Ma al momento non si avvertono nell’aria i segnali di uno scossone, un sommovimento popolare a favore della nuova formazione e a danno della Lega, intesa in questo caso come il territorio di Luca Zaia. Tralasciamo il fallimento di Vannacci nelle regionali toscane, luogo poco propizio per sperimentare una lista di estrema destra. Ma c’è un altro tassello che alimenta la fiducia in sé stesso del generale. Sono le copie vendute del libro che lo ha lanciato, Il mondo al contrario. Facile l’equazione: tutti coloro che hanno comprato il libro sono adesso pronti a scendere in campo con il voto. Ma è un calcolo temerario. Si mescolano cose eterogenee tra loro. Il voto politico – conclude – è il risultato di un percorso mentale che non è detto coincida con una scelta politica così impegnativa come sostenere a spada tratta un nuovo partito”.




