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L’attacco nella notte che cambia il volto del Venezuela

di Ariel Piccini Warschauer.

Una notte di fuoco e acciaio ha cambiato il volto del Sudamerica. Nel sesto anniversario dell’uccisione del generale iraniano Soleimani, gli Stati Uniti hanno lanciato un attacco su larga scala contro il Venezuela, portando a termine quella che il presidente Donald Trump (nella foto) ha definito una “operazione brillante”: la cattura di Nicolás Maduro e di sua moglie, Cilia Flores.

L’attacco nella notte

Le prime esplosioni hanno squarciato il silenzio di Caracas intorno alle 1:50 ora locale(le 6:50 in Italia). Testimoni descrivono un cielo solcato da velivoli a bassa quota e boati assordanti che hanno fatto tremare gli edifici. Gli obiettivi colpiti dai raid missilistici americani includono infrastrutture nevralgiche:

• La Carlota: la principale base aerea della capitale, ora fuori uso.

• Fuerte Tiuna: il più grande complesso militare del Paese, dove sono stati segnalati vasti incendi.

• Cuartel de la Montaña: il mausoleo di Hugo Chávez, simbolo del regime bolivariano.

• Il Parlamento e centri di comunicazione strategici a El Hatillo.

L’intera area meridionale di Caracas è rimasta al buio, mentre colonne di fumo nero si levano dagli stati di Miranda, Aragua e La Guaira.

L’annuncio di Trump: “Il tiranno affronterà la giustizia”

La conferma ufficiale è arrivata via social media. “Gli Stati Uniti hanno portato avanti con successo un attacco su larga scala”, ha scritto Trump su Truth Social. “Maduro è stato catturato insieme a sua moglie e portato via dal Paese. Ora affronterà finalmente la giustizia per i suoi crimini”.

Secondo fonti della CBS, l’operazione di prelevamento sarebbe stata eseguita dalla Delta Force, l’unità d’élite per le missioni speciali. La Casa Bianca ha già notificato al Congresso che l’azione è considerata “legale” ai sensi dell’Articolo II della Costituzione, poiché volta a proteggere il personale statunitense impegnato nell’arresto di un leader incriminato per narcotraffico.

La reazione di Caracas e il “vuoto” di potere

Il governo venezuelano, attraverso il vicepresidente Delcy Rodríguez e il ministro della Difesa Vladimir Padrino López, ha denunciato una “gravissima aggressione imperialista” e ordinato lo spiegamento totale delle forze armate. “Non negozieremo, non ci arrenderemo”, ha dichiarato Padrino López in un video messaggio, smentendo le voci che lo davano per ferito. Tuttavia, il Paese è nel caos: Maduro ha dichiarato lo stato di emergenza e ha chiamato il popolo alla “lotta armata”.

Scacchiere internazionale: Roma e Bruxelles in allerta

La notizia ha innescato una reazione diplomatica a catena:

• Italia: La premier Giorgia Meloni è costantemente informata. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani segue l’evoluzione con l’Unità di Crisi della Farnesina, monitorando la sicurezza dei circa 160.000 connazionali residenti nel Paese. “Al momento la situazione per loro è tranquilla”, ha rassicurato Tajani.

• UE: Ursula von der Leyen e Kaja Kallas chiedono “moderazione” e il rispetto del diritto internazionale, pur ribadendo la mancanza di legittimità di Maduro.

• Russia e Iran: Mosca condanna l’aggressione definendola “fondata su pretesti infondati”, mentre Teheran parla di “flagrante violazione della sovranità”.

• Sudamerica: Il presidente brasiliano Lula ha definito i bombardamenti una “linea inaccettabile”, mentre l’argentino Milei ha esultato sui social al grido di “Viva la libertà”.

Cosa succede ora?

L’attenzione mondiale è rivolta a Mar-a-Lago, dove alle 17:00 (ora italiana) Donald Trump terrà una conferenza stampa per fornire i dettagli dell’operazione. Resta da capire dove siano stati trasferiti i coniugi Maduro: l’Attorney General Pam Bondi ha già confermato che saranno processati negli Stati Uniti (probabilmente a New York) per narcoterrore.

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