L’asse Roma-Berlino sfida i diktat del presidente degli Stati Uniti
Ariel Piccini Warschauer.
Roma e Berlino non sono mai state così vicine, e non è solo una formula diplomatica da vertice bilaterale. Nel cuore della Capitale, Giorgia Meloni (nella foto) e il Cancelliere tedesco Friedrich Merz hanno siglato un’intesa che profuma di realismo politico: uniti per contare di più davanti all’uragano Donald Trump, ma senza rinunciare alla sovranità delle regole e del diritto internazionale.
Il nodo del “Board of Peace”
Al centro del tavolo c’è la creatura diplomatica del neo-presidente USA per la crisi a Gaza: il Board of Peace. La Meloni è stata netta: l’Italia vuole esserci, ma non a scapito della propria Carta. «Ho chiesto a Trump di rivedere la configurazione dell’iniziativa — ha spiegato la premier — perché per noi ci sono oggettivamente dei problemi di carattere costituzionale». Il riferimento è all’architettura di governance dell’organismo, percepito da molti come una sorta di “ONU privata” a guida americana, che mal si concilia con l’Articolo 11 e i paletti dell’ordinamento repubblicano.
Sulla stessa lunghezza d’onda il Cancelliere Merz, che pur confermando la disponibilità tedesca a contribuire alla pace, ha ribadito il “nein” di Berlino alla struttura attuale. La strategia dell’asse Roma-Berlino è chiara: non un muro contro Washington, ma un invito a trattare da partner paritari.
«Trump affidabile? Lo hanno scelto gli americani»
Nonostante i distinguo tecnici, la Meloni ha respinto con vigore il gioco del fango sull’affidabilità di Trump, rinfacciando ai critici le stesse perplessità che un tempo colpirono Biden o lei stessa. «Bisogna fare i conti con la democrazia — ha ammonito la premier —. Trump è il presidente eletto. Spero che un giorno potremo dargli il Nobel per la pace». Una carezza diplomatica necessaria per bilanciare la fermezza sui dossier economici e istituzionali.
Dazi e Mercosur: difesa del “Made in”
Se sulla diplomazia si cerca il dialogo, sul commercio i toni si fanno duri. Friedrich Merz, leader di una Germania che non può permettersi flessioni nell’export, ha lanciato un avvertimento diretto alla Casa Bianca: «Sui dazi siamo pronti a difenderci con ogni mezzo». L’Europa deve reagire “in tempo reale” e restare unita.
Un concetto ripreso da Giorgia Meloni, che ha rivendicato anche i passi avanti sull’accordo Mercosur: «Abbiamo reso l’accordo più equilibrato, portando a casa risposte importanti per difendere l’asset dell’agricoltura».
La sfida dell’Artico
Infine, il dossier Groenlandia. Meloni riconosce che gli Stati Uniti pongono una “questione reale” sulla rilevanza strategica dell’Artico, ma la risposta deve restare collegiale: «Serve un approfondimento serio della Nato». Come a dire: la sicurezza è un affare di famiglia, e la famiglia si chiama Alleanza Atlantica, non una trattativa privata tra nazioni.






