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L’asse Roma-Berlino al Consiglio europeo con i 27 capi di governo dell’Unione

Oggi, nel castello belga di Alden Biesen, si riuniscono i vertici della Commissione e del Consiglio europeo con i ventisette capi di governo dell’Unione. Goffredo Buccini sul Corriere della Sera scrive che “l’obiettivo di implementare infine i dossier, colpevolmente dimenticati, di Mario Draghi ed Enrico Letta sui nostri ritardi nel mercato unico e nella competitività s’è arricchito via via di ulteriori prospettive e parole d’ordine. Intrecciare il senso politico degli eventi è inevitabile. L’intesa italotedesca, frutto della paziente marcia d’avvicinamento di Giorgia Meloni al cancelliere Merz, è senz’altro tra le novità più rilevanti del vertice belga. Certo, comporta per il momento una rottura con la Francia, assai distante da Berlino e Roma su molti dossier, a cominciare dal debito comune e da un progetto di aereo da guerra alternativo al super caccia Gcap. Ma potrebbe fare da polo d’attrazione per altri Stati, costituendo così un primo nucleo di cooperazione in grado magari di seguire qualcuna delle preziose ricette di Letta e Draghi, assai lodate nel 2024 e velocemente accantonate da un’Unione finora incapace di uscire dal pantano di norme e veti in cui si dibatte da vent’anni. La realtà con cui misurarsi – commenta – è resa ancora più impellente dal primo anno di mandato di Trump, col suo uso punitivo dei dazi e le strabilianti minacce alla Groenlandia, all’Europa e alla stessa Nato, appena messe in standby. Ma proprio da Monaco può venire una paradossale insidia alla collaborazione tra Meloni e Merz celebrata a Bruxelles. È lecito domandarsi quanto su di essa possa pesare nel futuro il passaporto di legittimità regalato al partito di Alice Weidel davanti a capi di Stato e ministri, vertici planetari dell’intelligence e della cybersicurezza. Come cambierebbe l’alleanza strategica tra noi e i tedeschi se AfD, già primo nei sondaggi e secondo alle urne, arrivasse un giorno al potere a Berlino anche grazie a un simile, prezioso viatico? Se l’assenza di JD Vance, sostituito quest’anno a Monaco dal più diplomatico Marco Rubio, dovrebbe garantire al dibattito toni meno ultimativi, il rientro di Alternative fur Deutschland in uno dei forum geopolitici più prestigiosi al mondo avrà insomma un significato simbolico che sarebbe davvero miope sottovalutare. Il partito di Alice Weidel è la punta di lancia di quell’etnonazionalismo che mira a disarticolare la nostra casa comune fatta di democrazia e diritti”.

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