L’asse Israele-Usa a un passo dalla completa supremazia aerea
Ariel Piccini Warschauer.
La morsa si stringe attorno ai cieli della Repubblica Islamica. Dopo una pioggia di fuoco senza precedenti — oltre 1.200 bombe sganciate in poche ore — l’IDF e l’aviazione statunitense sono ormai a un passo dal controllo totale dello spazio aereo iraniano. Non è solo una questione di numeri, ma di strategia: una volta stabilita la supremazia aerea, la capacità di Gerusalemme e Washington di colpire obiettivi sensibili e, non ultimo, di proteggere i manifestanti anti-regime dalle brutali repressioni di Teheran, aumenterà in modo esponenziale.
Il tracollo delle difese pasdaran
Siamo di fronte a quella che è già stata definita la più grande operazione aerea nella storia dello Stato di Israele. Sabato notte, l’IDF ha confermato l’impiego di oltre 200 velivoli per colpire simultaneamente 500 obiettivi. La dinamica dell’attacco segue uno schema chirurgico: la prima ondata ha polverizzato decine di radar e sistemi di difesa antiaerea, accecando di fatto il regime tra il confine occidentale e la capitale.
La seconda ondata si è abbattuta sull’apparato missilistico balistico. A Tabriz, un sito chiave da cui erano partiti decine di missili verso il territorio israeliano è stato ridotto al silenzio. A Qom, nel cuore pulsante dell’Iran, un sito di lancio carico di centinaia di chilogrammi di esplosivo è stato centrato in pieno, sventando — secondo fonti IDF — decine di lanci imminenti contro i civili israeliani.
Verso un controllo totale
Il paragone corre subito al giugno 2025: all’epoca occorsero diversi giorni per piegare la resistenza aerea di Teheran. Oggi, i tempi sembrano essersi contratti drasticamente. Le difese iraniane sono così martoriate che droni e jet israeliani possono ora pattugliare le aree bersaglio per periodi prolungati. Questo “sorvolo persistente” permette di individuare ed eliminare le squadre missilistiche nemiche prima ancora che riescano a posizionarsi per il fuoco.
Dalle ore 10:15 di questa domenica, è scattata una nuova fase: il primo massiccio attacco diretto ai centri di potere del regime a Teheran. Se finora i colpi erano stati limitati a figure di spicco — come la Guida Suprema Ali Khamenei — o a siti prettamente militari, ora l’obiettivo è lo smantellamento sistematico delle infrastrutture di controllo del regime.
Una speranza per la piazza
C’è però un risvolto politico che va oltre la distruzione bellica. La supremazia aerea offre a Israele e agli Stati Uniti una leva inedita: la possibilità di colpire le forze paramilitari e di sicurezza che, da mesi, reprimono nel sangue le proteste della popolazione iraniana. Con i cieli liberi, l’aviazione alleata può neutralizzare le unità responsabili dei massacri dei civili, offrendo una “protezione dall’alto” a chi sfida il regime nelle piazze.
Mentre gli Stati Uniti confermano di aver colpito circa 900 obiettivi, il messaggio che arriva da Gerusalemme è chiaro: il cielo sopra l’Iran non appartiene più agli ayatollah.


