L’asse del terrore e il laboratorio Ucraina, così Putin ha dato le ali ai droni di Teheran
Ariel Piccini Warschauer.
C’è un filo rosso, fatto di silicio e polvere da sparo, che unisce le macerie di Kyiv ai bunker di Tel Aviv. Un legame tecnico e di sangue che Volodymyr Zelensky descrive oggi con una chiarezza spietata: l’Ucraina è stata il poligono di tiro dove la Russia ha perfezionato i droni iraniani, trasformandoli da rozzi “motorini volanti” in armi di precisione che ora minacciano l’intero Medio Oriente.
Il messaggio che il leader ucraino affida alle colonne del Jerusalem Post non è solo un grido d’aiuto, ma un’analisi di intelligence tattica. “Israele ha ciò di cui abbiamo bisogno contro Mosca, e noi abbiamo ciò che serve a Israele contro Teheran”, scandisce Zelensky. È la proposta di un baratto geopolitico fondato sulla sopravvivenza.
Il perfezionamento nel sangue
L’accusa è circostanziata. Non si tratta più solo di droni Shahed-136 venduti “chiavi in mano” dai pasdaran ai russi. Secondo Zelensky, il rapporto si è invertito: oggi è il Cremlino a fornire il know-how per evolvere queste macchine. “L’Ucraina è stata un esperimento”, spiega il presidente. Ogni attacco contro le centrali elettriche ucraine, ogni sciame lanciato sui condomini di Odessa, è servito a Mosca per raccogliere dati, correggere i software di navigazione e rendere i droni resistenti ai sistemi di disturbo elettronico (il cosiddetto jamming).
Il balzo tecnologico è visibile nei resti recuperati sul campo. Zelensky rivela un dettaglio decisivo: in un drone abbattuto recentemente in Medio Oriente sono stati trovati componenti russi. Pezzi che l’Iran non produce. È la prova del “ritorno tecnologico”: Teheran ha dato i telai, Mosca ha aggiunto l’intelligenza bellica affinata in due anni di invasione dell’ Ucraina.
La fabbrica delle ombre
L’asse Mosca-Teheran ha superato la fase della compravendita per entrare in quella della produzione industriale di massa. Zelensky conferma l’esistenza di licenze e fabbriche nate in territorio russo con il supporto iraniano. L’obiettivo del Cremlino è chiaro: saturare i cieli nemici. “Stanno passando dai missili costosi ai droni economici, prodotti a migliaia”, avverte. Una strategia di logoramento che mira a svuotare i magazzini dei missili intercettori occidentali — costosi e rari — usando droni che costano quanto un’utilitaria.
L’offerta a Netanyahu
Per la prima volta, Zelensky esce dall’ambiguità diplomatica e offre a Benjamin Netanyahu una collaborazione diretta. L’Ucraina ha già inviato tre team di esperti militari in paesi terzi per insegnare come abbattere gli Shahed “versione 2.0”. È un’offerta di consulenza basata sulla più vasta banca dati al mondo in termini di guerra robotica.
Ma il monito finale riguarda l’Europa e il resto del mondo. Quello che sta accadendo non è un conflitto regionale. La “conoscenza dal campo di battaglia” che Putin sta esportando è un virus bellico che, dopo l’Ucraina, colpirà l’Africa e il cuore del Mediterraneo. La macchina da guerra russa e quella iraniana sono ormai un unico organismo. E chi pensa di poter gestire una minaccia ignorando l’altra, conclude Zelensky, non ha capito che il laboratorio è già diventato una catena di montaggio globale pronta alla prossima guerra su scala globale.





