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L’artiglio di Donald sull’Iran: Kharg in fiamme e Teheran al collasso

Ariel Piccini Warschauer.

Per il presidente americano Trump non è più una questione di deterrenza, ma di smantellamento delle forze armate iraniane. Mentre il fumo nero si leva dai terminal petroliferi dell’Isola di Kharg, il messaggio che arriva dallo Studio Ovale è di una chiarezza brutale: «Stiamo distruggendo totalmente il regime e non ci fermeremo». Donald Trump non usa i guanti di seta e, dopo giorni di tensione altissima, ordina il colpo al cuore economico e militare degli ayatollah.

Il raid su Kharg: l’Iran è senza ossigeno

L’attacco aereo sull’Isola di Kharg non è un episodio isolato, ma il punto di non ritorno. Colpendo il polmone da cui transita il 90% del greggio iraniano, gli Stati Uniti hanno deciso di staccare la spina finanziaria a Teheran. Fonti del Pentagono confermano che gli obiettivi militari nell’area sono stati «neutralizzati con precisione chirurgica». La Marina iraniana, secondo quanto dichiarato dal tycoon su Truth, sarebbe ormai un ricordo: «Non hanno più una flotta, hanno solo relitti».

Il mistero Mojtaba e il panico nei palazzi

Ma il vero colpo, forse più psicologico che balistico, riguarda i vertici del potere. Le indiscrezioni che filtrano dalla Difesa americana descrivono un regime nel caos. Mojtaba Khamenei, il figlio della Guida Suprema indicato da molti come l’erede al trono teocratico, sarebbe «ferito e spaventato». Se confermata, la notizia della sua vulnerabilità segnerebbe il crollo del mito dell’invulnerabilità dei pasdaran. Il Pentagono osserva il formicaio di Teheran svuotarsi: i gerarchi fuggono, le comunicazioni sono interrotte, il terrore regna dove un tempo dominava la sfida ideologica.

Israele guarda a Nord: il fronte Libano

Mentre Washington martella l’Iran, Gerusalemme non resta a guardare. Lo spostamento massiccio di truppe verso il confine settentrionale preannuncia quella che gli analisti definiscono l’imminente «fase due». Israele è pronto all’espansione in Libano. L’obiettivo è Hezbollah, il braccio armato di Teheran che ora si ritrova senza il “grande vecchio” a fornire copertura e fondi.

Un nuovo ordine (col fuoco)

Trump ha esortato le petroliere mondiali a navigare con «coraggio» verso lo Stretto di Hormuz, garantendo che i cieli sono sicuri e le acque bonificate. È la dottrina del Peace through Strength applicata alla sua massima potenza: nessuna linea rossa tracciata nella sabbia, ma una tabula rasa delle minacce.

L’Amministrazione americana è stata chiara: non c’è spazio per i negoziati con un regime che sta affogando. Il Medio Oriente sta cambiando pelle sotto il peso delle bombe e della determinazione di una Casa Bianca che ha deciso di chiudere i conti una volta per tutte.

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