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L’apocalisse in Messico, ucciso il boss El Mencho ma lo Stato trema sotto le fiamme dei narcos

Ariel Piccini Warschauer.

Il colpo è stato da manuale, ma il prezzo rischia di essere un’eredità di sangue incalcolabile. In una notte che ha trasformato il Messico in una trincea a cielo aperto, le forze speciali dell’esercito hanno abbattuto l’ultimo “re dei re”: Nemesio Oseguera Cervantes, meglio noto come “El Mencho”. Il leader del Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG) è caduto in un’operazione chirurgica, un blitz coordinato con l’intelligence americana che Washington ha già provveduto a blindare con un plauso ufficiale.

Tuttavia, mentre nei corridoi del potere si celebra la decapitazione del cartello più sanguinario del mondo, le strade messicane raccontano un’altra storia. Una storia di fuoco, carcasse d’auto annerite e fumo che oscura il cielo di Guadalajara.

La strategia del terrore

La risposta dei sicari non si è fatta attendere. Non appena la notizia del decesso di Cervantes è trapelata, è scattato il protocollo del caos. “Narcobloqueos” in undici Stati, autobus di linea trasformati in torce umane, autostrade paralizzate. Non è solo vendetta; è una dimostrazione di forza. Il CJNG sta dicendo al mondo che, sebbene il capo sia morto, l’esercito ombra è più vivo che mai.

Il bilancio provvisorio è da bollettino di guerra: decine di morti, tra cui civili rimasti intrappolati nel fuoco incrociato. Le immagini che arrivano da Jalisco sono agghiaccianti: città fantasma dove la popolazione si è barricata in casa mentre i blindati dei narcos sfilano sfidando apertamente lo Stato.

Il paradosso del “vuoto di potere”

Il problema, ora, è il “giorno dopo”. La storia del narcotraffico ci insegna che quando cade un grande boss, raramente segue la pace. Più spesso si assiste alla “teoria della frammentazione”: decine di sottogruppi pronti a scannarsi per raccogliere lo scettro, dando vita a una guerra intestina ancora più imprevedibile e violenta della precedente.

Gli Stati Uniti esultano, e ne hanno motivo: El Mencho era l’uomo che aveva inondato le strade americane di fentanyl e terrore. Ma per il governo messicano, la vittoria ha il sapore amaro di una vittoria di Pirro. Se l’obiettivo era smantellare l’impero, il rischio concreto è quello di aver scoperchiato il vaso di Pandora di una guerriglia urbana senza fine.

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