#ECONOMIA #ULTIME NOTIZIE

La tassa invisibile della guerra, per gli automobilisti europei un conto da 150 milioni al giorno

Ariel Piccini Warschauer.

Non c’è solo il dramma umano e l’incertezza geopolitica. La guerra in Medio Oriente ha un costo diretto, misurabile e quotidiano che finisce dritto nelle tasche dei cittadini europei. Ogni volta che un automobilista del Vecchio Continente impugna la pistola del rifornimento, paga una “tassa sul conflitto” che, sommata su scala continentale, raggiunge la cifra monstre di 150 milioni di euro al giorno.

Il peso della dipendenza

A lanciare l’allarme è la federazione Transport & Environment (T&E), che in uno studio dettagliato analizza come le tensioni nelle rotte petrolifere stiano agendo da moltiplicatore sui costi energetici. Secondo l’organizzazione, l’Europa si trova oggi in una posizione di estrema fragilità: nonostante i proclami sulla transizione ecologica, il sistema dei trasporti resta ancora troppo ancorato alle importazioni di greggio da aree ad alta instabilità.

“La nostra dipendenza dal petrolio non è solo un problema ambientale, ma una vulnerabilità strategica,” spiegano gli analisti di T&E. “Ogni dollaro in più sul barile causato dalle tensioni geopolitiche si traduce in un trasferimento immediato di ricchezza verso l’esterno, impoverendo le famiglie europee.”

Il “rifugio” elettrico

Il report non si limita a fotografare il salasso, ma suggerisce una via d’uscita obbligata. La soluzione per blindare l’economia europea dalle oscillazioni del mercato del greggio sarebbe l’accelerazione verso l’elettrico. Secondo T&E, se il parco circolante fosse già convertito alle rinnovabili prodotte internamente, quei 150 milioni di euro rimarrebbero nei confini dell’Unione, alimentando i consumi interni anziché finanziare indirettamente lo scacchiere bellico globale.

Verso un’estate calda

Con le vacanze estive alle porte e i consumi di carburante destinati a salire, il rischio è che il dato dei 150 milioni sia solo una base di partenza. Senza una stabilizzazione del quadrante mediorientale o un intervento strutturale sui trasporti, il “pieno” rischia di diventare un lusso insostenibile per milioni di pendolari, già messi alla prova da un’inflazione che non accenna a mollare la presa.

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti