La Striscia di sicurezza 2.0, la scommessa di Netanyahu
Ariel Piccini Warschauer.
Il nuovo ordine al confine nord non passa più dai tavoli della diplomazia, ma dai cingolati che sventrano il terreno soffice del Libano meridionale. Israele sta applicando a ridosso della Linea Blu la stessa dottrina del “vuoto” sperimentata a Gaza: non basta colpire Hezbollah, bisogna privarlo dell’habitat. L’obiettivo dichiarato dal Ministro della Difesa Israel Katz è chiaro: livellare i villaggi di confine per creare una “Zona Gialla”, un cuscinetto sterile dove il movimento umano sia sinonimo di bersaglio.
La dottrina del cuscinetto
Il trauma del 7 ottobre ha riscritto le regole d’ingaggio dell’IDF. La lezione che i vertici militari hanno tratto è che la tecnologia e l’intelligence possono fallire, ma la geografia no. Se non ci sono case, non ci sono tunnel che sbucano nei kibbutz; se non c’è popolazione, non c’è copertura per le squadre d’élite Radwan.
Israele sta spingendo Hezbollah oltre il fiume Litani, ma questa volta non si fida delle promesse di Beirut. Nel novembre 2024, il cessate il fuoco avrebbe dovuto vedere l’esercito libanese (LAF) prendere il controllo del Sud. Ma la storia del Libano è una cronaca di veti incrociati e debolezze strutturali: i soldati regolari, sottopagati e spesso infiltrati, non hanno né la forza politica né quella militare per disarmare i “cugini” di Hezbollah.
Il fattore Iran
Sullo sfondo resta il convitato di pietra: Teheran. Mentre i raid colpiscono i depositi di armi nella valle della Bekaa, l’attenzione del Mossad rimane fissa sui flussi di rifornimento che attraversano la Siria. La strategia israeliana è una corsa contro il tempo: indebolire Hezbollah ora che l’Iran è sotto pressione, sperando che il vuoto di potere a Beirut venga riempito da uno Stato sovrano e non da una milizia ferita ma ancora capace di rigenerarsi.
I rischi dell’overextension
Tuttavia, la storia è un monito severo. Israele ha già occupato il Sud Libano tra il 1985 e il 2000. Allora, la “fascia di sicurezza” si trasformò in un pantano che dissanguò l’esercito e alimentò l’ascesa dello stesso Hezbollah. Una zona depopolata compra tempo, allontana la minaccia immediata dei razzi a corto raggio e delle infiltrazioni, ma non cancella l’ideologia né i missili a lungo raggio che possono colpire Tel Aviv partendo da molto più a nord.
Netanyahu gioca una partita a scacchi su più fronti. Spingere Hezbollah a nord è una vittoria tattica necessaria per riportare a casa i 60.000 sfollati della Galilea. Ma la sicurezza vera, quella che non richiede un muro di fuoco permanente, resta ancora un miraggio politico in una regione che non conosce il concetto di vuoto.





