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La ricorrenza del 10 marzo, la morte di Giuseppe Mazzini

Roberto Pizzi.

Già nel suo messaggio di fine 2004 il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi,  fece riscoprire agli Italiani la figura di Giuseppe Mazzini ed i valori del Risorgimento nazionale. Grazie al suo autorevole intervento, in molte città d’Italia, nel corso del 2005,  furono organizzate varie celebrazioni del bicentenario della nascita del patriota genovese.  E l’interesse sul personaggio non si limitò al territorio nazionale, estendendosi anche in Svizzera, nella città di Grenchen, dove si discusse di Mazzini per un mese intero, a Londra ed in altre parti d’Europa. Meritoriamente, anche la nostra città di Lucca raccolse il messaggio del Presidente Ciampi, organizzando, il 24 maggio 2005, una giornata mazziniana, con lo svolgimento di un qualificato convegno dal titolo “Giuseppe Mazzini: dialogo col presente”,  nella suggestiva sede di Villa Bottini, al quale parteciparono storici di valore come i professori  Luigi Lotti e Bruno di Porto. 

Anche nel 2022, nella ricorrenza del 150 mo anniversario della  morte di Mazzini (10 marzo 1872), un altro Presidente della nostra nazione,   Sergio Mattarella, volle ricordarci come “Unità istituzionale e unità morale sono le due espressioni di quel che ci tiene insieme. Di ciò su cui si fonda la Repubblica”. Lucca fece nuovamente la sua parte, con la convocazione di uno speciale Consiglio Comunale che smentì ancora una volta quella definizione di città bigotta e conformista, affibbiatole dal giornale “La Nazione” nel settembre del 1893 – che definiva i suoi abitanti sempre pronti a “rappresentare davanti all’Italia la parte di sagrestani”

Pur parte minoritaria nel contesto cittadino, non pochi continuano a ricordare  l’ora di Mazzini non per un semplice esercizio retorico, ma perché vi è un senso nella rievocazione ed è ancora sentito il bisogno di colmare il ritardo delle coscienze civili e morali degli Italiani, compensando le occasioni perse durante la faticosa costruzione della nostra nazione. Fra questi cittadini vi sono anche i Massoni italiani che proprio il 10 marzo  rattristano  i loro volti e mettono le insegne a lutto in ricordo dei loro “fratelli passati all’Oriente Eterno”.  

Cerchiamo di saperne di più di questa loro abitudine. Perché proprio il 10 marzo e non un altro giorno dell’anno? Nel 1872 la Massoneria italiana era  ancora alla ricerca della sua unità, come lo era l’appena costituito stato italiano.

Nel G.o.i. (Grande Oriente d’Italia) le logge dissidenti menomavano l’autorità suprema dell’ordine ed i fratelli dovevano stare in guardia per non trovarsi “coinvolti in tenebrose mene tendenti a rovinare l’istituzione”.

In qualche misura giovò al superamento delle divisioni ed al recupero di una prospettiva unitaria l’ondata di cordoglio che colpì il paese per la morte di Giuseppe Mazzini, esule in patria, sotto falso nome ospite, per gli ultimi suoi giorni, nella casa pisana dei Rosselli Nathan, in via della Maddalena, che non era solo dimora di ebrei, ma anche di liberi muratori. 

Era il 10 marzo del 1872. Nel nome dell’Apostolo laico si svolsero, allora,  numerose cerimonie  funebri in molte località. A Roma tutte le logge presero il lutto per sette sedute consecutive ed in contemporanea con i funerali genovesi del 17 marzo 1872, la Massoneria romana mostrò in pubblico i suoi labari (per la prima volta nella città del pontefice), facendo sfilare in corteo seicento affiliati vestiti di nero e col fiocco del lutto al braccio sinistro.

La cronaca del trasporto di Mazzini alla stazione di Pisa,  venne riportata anche dal giornale lucchese “Il Serchio”,  nel suo numero listato a lutto del 16 marzo 1872:

“..le vie sono tutte gremite di popolo, le finestre non meno riboccano di Signore, le botteghe e i caffè sono chiusi – non s’ode un grido, ovunque è ordine, non v’è nulla che turbi la civile e commovente funzione, il tempo solo si mostra dapprima ingrato, ma poi si calma; e quasi a dare l’ultimo addio al predestinato dal cielo a gloria d’Italia, un raggio di sole spunta, bacia le nere coltri del feretro e fugge.

Il feretro è mosso da due neri cavalli, la sua forma è di padiglione, semplice, ma elegante…..

Attorno al feretro stanno Aurelio Saffi – Federigo Campanella – Maurizio Quadrio – Nicola Fabrizi – Benedetto Cairoli – Nicotera – Miceli – Cucchi – Tamajo – Antonio Mordini…….

Erano presenti  le due logge massoniche lucchesi (la “Balilla” e la “Francesco Burlamacchi”) coi loro stendardi.

        Preceduta da questa mobilitazione unitaria intorno alle esequie di Mazzini, la costituente massonica romana, che si protrasse dal 28 aprile al 2 maggio 1872, si rivelò un autentico successo. Per la prima volta l’universo liberomuratorio italiano offrì di sé l’immagine di un’organizzazione relativamente solida e presente sull’intero territorio nazionale, anche se con forti differenze regionali. E l’utilizzo massonico di Mazzini non finì lì: vi fu poi la tomba di Staglieno,  che dallo stile prescelto per il mausoleo corrispose a una vera e propria dichiarazione d’intenti: la tomba volle essere un manifesto di architettura massonica. Il progetto iniziale prevedeva nella facciata della cappella, un architrave di notevoli dimensioni, un monolite di granito sorretto da due colonne di “puro stile greco antico” formanti un peristilio, mentre l’ingresso era di “stile egizio”, con sagome severe, e una porta in bronzo lavorato. Inoltre, dei massi ciclopici avrebbero dovuto elevarsi  in forma piramidale a coprire il Sepolcroquasi che questo fosse scavato nella roccia, come era costume presso gli antichi Egizi.

Le colonne della tomba erano due, come all’ingresso di ogni loggia massonica. La forma del mausoleo avrebbe dovuto essere piramidale, in omaggio al revival del gusto egizio che aveva dominato l’architettura funeraria di ispirazione massonica già nella Francia del Settecento, trovando sistemazione teorica attraverso l’opera dell’intellighenzia napoleonica. I massi ciclopici che coprivano il sepolcro, “ombreggiato da salici e cipressi”, riecheggiavano il programma della tomba-giardino che la filosofia dei Lumi aveva trasmesso alla cultura liberomuratoria, e che nel bosco di Staglieno disponeva di un ambiente ideale per trasformarsi in realtà. 

​La tomba di Mazzini venne inaugurata il 10 marzo 1874, secondo anniversario della morte.Dal mausoleo di Staglieno si ricavò un messaggio forte e chiaro. Stilisticamente firmato dalla Massoneria, il sepolcro costituiva un sigillo marmoreo dell’appropriazione postuma di Mazzini da parte del Grande Oriente d’Italia. Il grande genovese era stato chiamato a svolgere – e  continuò a svolgerlo negli anni a seguire –   la funzione del Simbolo: cioè, di ciò che unisce. Ed ai simboli, i massoni portano rispetto. Da allora, il 10 marzo –  anniversario della morte di Mazzini – assumeva il valore di Memorial Day delle Logge italiane. 

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