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La repubblica tecnologica, per capire dove sta andando il mondo

di Alessandro Palumbo

È appena uscito in italiano un libro che vale la pena di leggere per capire dove sta andando il nostro mondo, si tratta de “La repubblica tecnologica” di Alexander Karp e Nicholas Zamiska.

I due autori sono rispettivamente ceo e dirigente di Palantir, una società specializzata nell’analisi dei Big data e nella  loro elaborazione per sviluppare scenari futuri. Lavorano per il Pentagono e la CIA e il nome della loro società deriva dal nome delle pietre veggenti del Signore degli anelli.

La loro analisi parte dalla critica di quella che chiamano fragilità intellettuale che da spazio ai guadagni a breve termine e all’uso della tecnologia di consumo che non ha una etica sociale. I loro valori sono incentrati sulla necessità che la tecnologia abbia una etica di difesa dei valori occidentali, valori che si difendono attraverso la implementazione della sicurezza. L’innovazione tecnologica e la IA devono essere al servizio degli interessi della nazione, devono essere usati per rafforzare le libertà democratiche e la identità culturale dell’occidente.

La critica è feroce nei confronti della Silicon Valley con la ricerca di tecnologie per un rapido guadagno a spese della ricerca di base, della difesa e delle infrastrutture strategiche. L’attuale elite a giudizio degli autori è concentrata sul controllo e finisce per creare una struttura di caste chiuse. Nulla da eccepire se non fosse che la conclusione da queste premesse porta a prendere come esempio Platone e la sua città ideale, dove i governanti non badano all’interesse personale ma a quello generale, la conseguenza di questo discorso è che la attuale struttura della democrazia non è adatta a governare la complessità del mondo con una visione etica.

L’elite che dovrebbe governare è basata esclusivamente sul merito e sulla classe degli “ingegneri” che sappiano coniugare tecnologia e etica; una repubblica degli ottimati. Una visione a suo modo rivoluzionaria che rifiuta la metodologia standardizzata per dare spazio alla creatività, che non vuole cambiare il mondo, ma pragmaticamente gestire l’esistente conservando i valori fondanti. (con qualche contraddizione con il modello platonico). Lontani i tempi dei noveaux philosophes francesi e del saggio di Bernard Henry Levi “la barbarie dal volto umano” dove Platone era individuato come il capostipite delle filosofie totalitarie.

Quel movimento filosofico rappresentò una rottura e una liberazione da una camicia di forza filosofica in cui rischiamo di ricadere sotto forma di una visione etica elitaria, la strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni ci ammonisce Ovidio nelle metamorfosi.

Gli autori del libro sono infatti in rapporti con Elon Musk e con l’amministrazione Trump e sembrano prefigurarci un mondo in cui alla democratura (alla Putin o alla Erdogan) si contrappone una oligarchia benefica seppellendo la forma di democrazia occidentale come la conosciamo.

Guardando più prosaicamente ai dati europei e italiani la disaffezione alla democrazie è un germe che si sta diffondendo pericolosamente. In Europa si affermano movimenti che ripudiano in maniera netta le forma tipiche della democrazie in primis il suo dato caratterizzante che è il rispetto per la minoranza e la forma di bilanciamento e controllo dei poteri. In  Italia  i dati Censis ci dicono che il 30% dei cittadini vuole l’uomo forte, vede con piacere Putin o Trump, proprio perché rappresentano il rifiuto dei riti democratici.

La tecnologia e l’etica sono concetti fondamentali, ma non può essere una elite che si autonomina a disegnare l’etica ufficiale, la democrazia occidentale va profondamente rivista se vuole evitare lo scenario proposto, va proposta una “ritualità” che prenda atto della tecnologia senza escludere nessuno, disegnato un nuovo paradigma che esca dalle visioni ottocentesche di destra e sinistra che accompagni la visione di scenario con un pragmatismo di territorio. In Europa vanno dismessi i poteri statali per sostituirli con forti poteri locali e forti poteri a livello europeo.

Poteri agli Stati Uniti d’Europa e poteri alle aree omogenee (Regioni et.) solo cosi si potrà costruire una alternativa solida alle democrature e alla repubblica degli ottimati.

Le elite italiane sia politiche, che industriali che intellettuali sono, salvo rare eccezioni, di un livello basso, rafforzare i poteri locali e riformare la scuola e la università (profetico fu Pasolini quando chiedeva la chiusura delle scuole considerate più dannose che inutili) ci può aiutare a costruire una diversa elite consapevole dei suoi compiti e delle sue responsabilità.

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