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La parrocchia di Roma, la cena di beneficenza e l’inchiesta del Telegraph

di Ariel Piccini Warschauer.

Un quartiere borghese, a pochi passi dai tribunali e dalle cupole del Vaticano. Una sala parrocchiale gremita, profumo di spezie mediorientali e la promessa di un gesto di carità verso i più piccoli, le vittime della guerra a Gaza. Sembrava una serata di solidarietà come tante quella svoltasi lo scorso maggio presso la chiesa di Santa Lucia, nel quartiere Prati. Eppure, dietro i piatti di makloubeh e le strette di mano, si nascondeva un’operazione finanziaria destinata a finire nei dossier dell’intelligence italiana.

Secondo una dettagliata inchiesta pubblicata dal quotidiano britannico The Telegraph, quell’evento ha fruttato quello che viene definito un «sacco di contanti» (a bundle of cash), che attraverso una rete di passaggi sarebbe finito direttamente nelle casse di Hamas in Turchia e da lì trasferite ai terroristi a Gaza.

La trappola della beneficenza

L’inganno, ricostruito dal corrispondente Nick Squires, poggiava su una facciata impeccabile. L’organizzatore, l’Associazione Palestinesi in Italia (API), aveva presentato l’evento come una raccolta fondi umanitaria. «Volevamo aiutare gli orfani», hanno ribadito dalla parrocchia, dove il parroco ha ammesso di aver concesso i locali in assoluta buona fede, “convinto di sostenere una causa nobile”.

Ma i documenti dell’Aisi(i servizi segreti italiani), citati nell’inchiesta raccontano un’altra storia. Le donazioni, raccolte spesso in contanti per sfuggire alla tracciabilità o dirette verso conti correnti apparentemente legati a onlus locali, sarebbero state poi deviate verso il network che sostiene il braccio politico e militare dell’organizzazione che ha dato vita all’attacco del 7 ottobre.

Il ruolo del “facilitatore”

Al centro della rete compare il nome di Mohammad Hannoun, architetto e figura di spicco della comunità palestinese in Italia. Hannoun non è un profilo qualunque: è il fondatore dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (ABSPP), recentemente colpita da dure sanzioni da parte del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. Washington lo accusa apertamente di essere un «facilitatore finanziario» che, per anni, avrebbe inviato milioni di dollari a Hamas con il paravento degli aiuti umanitari.

Il metodo “Roma”

Il caso di Santa Lucia è diventato emblematico di un metodo collaudato: infiltrare le istituzioni religiose e civili europee, sfruttando la sensibilità dei fedeli cattolici per raccogliere ingenti capitali che, una volta usciti dai confini nazionali, cambiano natura. «È una strategia di mimetizzazione perfetta», spiega una fonte dell’intelligence italiana citata nel reportage. «Si usa la legittimità di una chiesa o di un’associazione culturale per aggirare i controlli che scatterebbero su canali più diretti».

Lo smarrimento della comunità

Mentre la Diocesi di Roma ribadisce la totale estraneità ai fatti, l’inchiesta solleva un polverone politico sulla sicurezza italiana. Come è possibile che nel cuore della Capitale si sia tenuta una raccolta fondi per un’organizzazione considerata terroristica dall’Unione Europea senza che scattassero i protocolli di allerta?

Il timore degli inquirenti è che il “modello Roma” sia stato replicato in tante altre città italiane, trasformando la generosità dei cittadini in un volano per la guerra in Medio Oriente e il terrorismo internazionale. Resta il silenzio della parrocchia di Prati, oggi simbolo involontario di una guerra che si combatte anche attraverso i bonifici e le cene di beneficenza.

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