La guerra in Medio Oriente in una spirale che sembra sfuggire di mano a tutti
Rocco Cangelosi su InPiù riflette sulla guerra in Medio Oriente. Scrive che è entrata in una spirale che sembra sfuggire di mano a tutti. Il presidente Trump non riesce a intravedere una via d’uscita e la strategia di piegare il regime iraniano con la forza appare ormai un’illusione. L’ultimatum lanciato da Washington — riaprire lo Stretto di Hormuz entro 48 ore o subire bombardamenti contro giacimenti e infrastrutture petrolifere — segna un salto di qualità che avvicina il conflitto a un punto di non ritorno. Teheran risponde minacciando attacchi contro obiettivi statunitensi e alleati, e detta condizioni rigide per qualsiasi cessate il fuoco. La minaccia iraniana con il lancio di missili a lunga gittata sulla base di Diego Garcia, in grado quindi anche di colpire l’Europa, appare sempre piu’ credibile e agita le cancellerie europee. L’attuale Amministrazione americana registra un crescente isolamento in patria e nella Comunita’ internazionale. Gli alleati NATO rifiutano di farsi trascinare in una guerra dagli esiti imprevedibili e dalle conseguenze potenzialmente devastanti per l’economia globale, soprattutto per quella europea. Intanto negli Stati Uniti cresce il malcontento interno: la base MAGA mugugna per i costi dell’operazione(altri 200 miliardi di dollari chiesti al Congresso da Trump) e per l’impatto sull’inflazione, che continua a mordere. In questo quadro, Trump è tentato dall’azzardo più pericoloso: l’invio di truppe di terra. Una scelta che potrebbe riproporre uno scenario vietnamita, con un impantanamento dei soldati americani lungo e sanguinoso nel groviglio mediorientale, con costi politici e militari incalcolabili.
L’unico leader che sembra trarre vantaggio dalla situazione è Benjamin Netanyahu, che prosegue nel suo disegno egemonico di Israele nella regione, assicurando con la guerra permanente la sua sopravvivenza politica. In questo contesto di crisi senza sbocco si torna a ventilare l’ipotesi di una missione delle tanto vituperate Nazioni Unite per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Ma tra veti incrociati nel Consiglio di Sicurezza e l’assenza di un cessate il fuoco credibile, l’idea resta per ora solo un esercizio teorico. Intanto, lontano dai riflettori, continua l’altro conflitto: quello in Ucraina. Putin spera che l’irritazione americana per il mancato sostegno europeo porti a un disimpegno definitivo di Washington. E l’Europa, sempre più consapevole della fragilità dell’ombrello statunitense, inizia a fare i conti con una verità scomoda: il destino del continente passa per Kiev, e non potrà essere delegato a nessuno.





