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La giravolta di Goffredo Bettini al referendum sulla giustizia

Francesco Damato su StartMag commenta la posizione di Goffredo Bettini sul referendum. Scrive: “Non per la sua età perché 73 anni, per quanto compiuti già a novembre, non sono molti nei nostri tempi, ma per la sua stazza, fra altezza e peso, deve avere procurato una certa fatica arretrare, come del resto anche avanzare, a Goffredo Bettini. Eppure la retromarcia il brav’uomo l’ha fatta sulla strada del referendum sulla riforma costituzionale della magistratura. Chiamiamola solo così, come fa Antonio Di Pietro che ha frequentato i tribunali da pubblico ministero, imputato e avvocato. Gli è mancato di fare solo il giudice, pur chiamato così ai suoi tempi dai giornalisti che chiamano giudici anche i pubblici ministeri, e l’usciere. Mentre la riforma si discuteva ancora in Parlamento, ma era ormai scontata la sua approvazione con la coda referendaria di quando la maggioranza delle Camere non è stata abbastanza larga per evitarla, Bettini annunciò il suo favore per ragioni, diciamo così, familiari. Il padre era stato un avvocato, anche di grido e di peso politico, avvolto nell’edera del partito repubblicano di Ugo La Malfa e Oronzo Reale, e gli aveva bene inculcato una certa prudenza, diffidenza e simili di fronte alla soverchiante disparità di forze, in un processo, fra magistrati e imputato. O anche imputati quando sono di più e appaiono più agguerriti nel recinto loro destinato”. Ora Goffredo Bettini ha fatto la giravolta. Al referendum sulla giustizia barrerà la casella No.

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