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La generosità dell’esploratore Adamo Lucchesi e dello scultore Francesco Petroni

Roberto Pizzi.

Vi sono stati due personaggi della Lucchesia fra loro amici,  affini per curiosità intellettuale e per la generosità verso gli altri, che meritano di essere ricordati. Il primo è l’esploratore Adamo Lucchesi; il secondo è lo scultore Francesco Petroni.

Adamo Lucchesi  era nato nel 1855 a Pieve di Monti di Villa (Bagni di Lucca) diverrà famoso per il coraggio e per la voglia di avventura che gli farà acquisire la fama di celebre esploratore. Appena quindicenne, la sera del 20 settembre del 1870, alla notizia dell’ingresso dei bersaglieri a Porta Pia,  forzò la porta del campanile di S. Michele, una delle chiese più importanti di Lucca, per suonare le campane in segno di giubilo per la fine del potere temporale del papato. Assetato di conoscenza della vita, l’anno dopo s’imbarcò da Genova per l’America del Sud. Qui, per mantenersi, fece lo scritturale  su  di un brigantino che percorreva il Paranà, quindi divenne geografo e si dedicò all’esplorazione della foresta amazzonica, acquistando  grande fama. 

Ebbe molteplici avventure e visse la drammaticità di un naufragio sul fiume Acary: si salvò, ma fu costretto, seminudo e senza scarpe, a dover camminare in cerca di scampo nella foresta. Era il 1877. 

Nel 1884 condusse il tenente di vascello Giacomo Bove, esploratore già famoso, fino alle cascate del Guairà. 

Dopo 15 anni di esplorazioni, a 34 anni abbandonò gli idealismi della gioventù e si dedicò al campo degli affari. Acquistò una vasta proprietà ricca di pascoli per il bestiame e di legname da destinare all’esportazione con 15 km di fronte sul fiume Tebiquary dove era possibile costruire punti di imbarco. Costruì magazzini per il legname e creò una piantagione di yerba-mate (una pianta dalla quale si ricavano foglie per  un infuso chiamato il “tè  del Paraguay”). 

I guadagni della sua attività in Sud America furono destinati, per la maggior parte,  in opere filantropiche:  rientrato in Italia nel 1906,   a Pieve dei Monti di Villa aprì una scuola elementare intitolandola a “Giuseppe Mazzini”, in ricordo dell’istituto londinese al n. 5 di Hatton  Gardencreato dal grande  patriota genovese, in cui si dava aiuto ed istruzione ai ragazzi italiani emigrati oltre Manica. Adamo Lucchesi donò, poi, l’edificio della scuola al Comune di Bagni di Lucca.

Nel 1936 aveva pubblicato un libro nel quale descrisse le sue esplorazioni dal titolo: “Nel Sudamerica-Alto Paranà e Chaco. 1875-1905”.
Nel 1938, presentendo la morte che sarebbe arrivata due anni dopo, Lucchesi redasse un testamento col quale lasciava erede universale dei suoi beni la “Pia Casa di beneficenza” di Lucca, rifugio per i più bisognosi. 

Si era trasferito da tempo  a Viareggio, in via Ugo Foscolo 62, insieme alla sua donna di servizio Elvira Giambi, dove morirà il 7 gennaio del 1940. 

Lo scultore Francesco Petroni, fu suo amico e nel 1922 ebbe l’incarico, dall’esploratore di Bagni di Lucca ancora vivo e vegeto di realizzare per lui un grande monumento funebre che sarebbe stato apposto poi, nel 1940, nell’anno della sua morte, nel cimitero di Ghivizzano (nella Media Valle del Serchio, in Lucchesia). Su di esso, sono scolpiti un’ascia e un machete incrociati, poggiati sopra un fondo di foresta. Sulla lapide vi è questa iscrizione: “Col fascino dell’ignoto conobbe le penurie della vita primitiva e le bellezze tropicali dell’Alto Paranà e Chaco nel Sudamerica. Più fortunato dei compagni insepolti nel deserto, qui, a lato dei congiunti, in pace riposano le sue ceneri” (in meritosi segnala il bel libro di Ave Marchi, “Adamo Lucchesi – L’esplorazione del Gran Chaco e i suoi pionieri”, Lucca, 2019).
          Petroni era nato a Lucca nel 1876, e fin da giovane, compiuti gli studi presso l’Accademia di Belle Arti della sua città,  si era dedicato alla scultura nella quale si distinse per il suo inconfondibile e personalissimo stile. Per oltre sessant’anni dedicò le sue energie alla realizzazione di una imponente quantità di sculture che hanno trovato collocazione in diverse città d’Italia, della Francia, in America. Il cimitero urbano di Lucca è una sorta di esposizione permanente per i suoi monumenti, per le cappelle gentilizie e di famiglia, per i medaglioni e le altre immagini da lui scolpite. Nipote di un altro scultore di rilievo, Urbano Lucchesi, fratello di sua madre, il quale aveva realizzato il monumento ai caduti delle Patrie Battaglie che campeggia in piazza XX Settembre, manifestò appieno la sua cultura laica  nella realizzazione della statua di Giordano Bruno (ora presso la Domus Mazziniana di Pisa) e nella targa di bronzo dedicata al repubblicano Tito Strocchi, opera iniziata nel 1911 (quando acuto era lo scontro fra i clericali e il mondo democratico e socialista) e collocata due anni dopo nel loggiato di Palazzo Pretorio, a Lucca. Realizzò anche sculture dedicate ai caduti della I Guerra mondiale e ad illustri personaggi della scienza e dell’arte, come il medaglione dedicato a Lazzaro Papi e la collezione di sette medaglioni bronzei eseguiti per l’Accademia Chigiana di Siena. Il sindacato del porto di Genova gli commissionò, poco prima della sua morte, la realizzazione di un monumento – realizzato solo a livello di progetto – dedicato a capitan Giulietti,  capo della Federazione del mare, che fu un popolare  socialista, amico di  D’Annunzio, il cui nome si lega anche all’anarchico Malatesta ed al sindacalismo rivoluzionario di De Ambris. L’arte del Petroni fu comunque al di sopra delle divisioni politiche e venne messa al servizio anche di committenze religiose e finanche delle autorità locali durante il ventennio del regime, come nel caso della realizzazione della fontana monumentale collocata fuori  Porta Elisa in occasione della visita a Lucca di Mussolini, nel maggio del 1930. L’ultima fatica dello scultore fu l’imponente monumento ad Alfredo Catalani, che rispecchia la predilezione del Petroni per il lavoro sul bronzo. Situato sul baluardo detto una volta del “Carlaccio”, venne inaugurato nel 1954, nella ricorrenza del centenario della nascita del musicista lucchese e nella sua parte superiore dovrebbe riportare, non visibili dal basso, i nomi degli amici più cari al Petroni, leggibili alla rovescia poiché ripresi dal calco di fusione dove  erano stati incisi dallo stesso artista.  Francesco Petroni morì il 4 aprile del 1960, all’età di 84 anni, nella abitazione di via Elisa dove abitava da solo. Per tempo aveva disposto che il suo funerale avvenisse con  rito civile ed in forma semplicissima e che sulla sua tomba venissero apposte solo due parole: “Vogliamoci bene”. Imitando la generosità dell’amico Adamo Lucchesi dispose nel suo testamento le donazioni di un immobile alla Croce Verde Pubblica Assistenza di Lucca  e varie somme in denaro alle istituzioni benefiche della città, dagli Artigianelli, alle Suore salesiane di Via Elisa, ai Poveri Vecchi, al Villaggio del Fanciullo, finanche alla società per la protezione degli animali. Significativi  i lasciti di 2 milioni di allora all’Accademia lucchese di Scienze, Lettere ed Arti,  della quale Petroni era stato socio, e di 500.000 lire alla scuola Stagio Stadi di Pietrasanta, finalizzateall’istituzione di premi biennali per giovani studenti.

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