La gazzarra referendaria
Alessandro Palumbo.
Si avvicina la data del referendum sulla riforma costituzionale della giustizia e la classe politica continua a dare il peggio di se.
Il tema giustizia è un tema delicato che coinvolge la stessa capacità di una Stato di essere civile e quindi dovrebbe portare ad una discussione di altro livello.
La riforma costituzionale su cui siamo chiamati ad esprimere il nostro voto non nasce dal nulla, ma è l’ultima tappa di un percorso che avvicina la architettura giudiziaria a quella dei paesi più moderni.
Nell’Italia liberale dal 1865 era prevista la separazione delle carriere tra giudici e pubblica accusa.
L’attuale sistema di carriera unica tra pubblici ministeri e giudici fu introdotto da Dino Grandi,ministro della giustizia del regime fascista e rappresentava l’ultimo tassello di un progetto iniziato con la riforma del Codice penale del 1930 basato sul sistema inquisitorio, cioè con la prevalenza della pubblica accusa e con la raccolta delle prove in sede istruttoria la difesa in situazione di minorità.
L’ accorpamento delle carriere era quindi l’ultimo atto per rendere il giudice non più terzo tra le parti ma inserito pienamente nel sistema inquisitorio.
La relazione di accompagnamento di Grandi sosteneva l’importanza dello scambio di cultura giuridica tra giudici e pubblica accusa (per assurdo una delle motivazioni che anche i comitati per il no sostengono).
Questa architettura giudiziaria rispondeva perfettamente alla visione totalitaria del fascismo dove il cittadino era un suddito e la giustizia era un meccanismo implacabile. Da sottolineare che il fascismo aveva sempre vissuto con fastidio la terzietà e la indipendenza del giudice tanto da creare tribunali speciali per la difesa dello Stato.
L’Italia repubblicana ha affrontato il tema della giustizia con grande ritardo e il dettato costituzionale è stato come per altri istituti (Corte Costituzionale, Regioni etc.) adeguato con colpevole ritardo.
Le tappe per avvicinare l’Italia ai paesi piu avanzati cominciano nel 1989 con la riforma del codice di procedura penale voluta da Giuliano Vassalli (socialista medaglia d’argento al valor militare e poi Presidente della Corte Costituzionale). Il nuovo codice è ispirato al sistema accusatorio che prevede la acquisizione delle prove in contraddittorio tra accusa e difesa davanti a un giudice terzo. La seconda tappa è stata la riforma Costituzionale dell’articolo 111 della costituzione del 1999 . Vale la pena riportare il testo “ la giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge…..ogni processo si svolge nel contraddittorio delle parti, in condizioni di parità , davanti a un giudice terzo e imparziale”
La terzietà del giudice non è solo formale ma strutturale.
Per questo per portare a compimento il lungo processo che ci avvicina ai paesi più civili e in coerenza con gli standard europei si è arrivati alla riforma costituzionale che prevede la separazione delle carriere tra pubblica accusa e giudice terzo e strutturalmente e organicamente diverso dal pubblico ministero.
Naturalmente una riforma di questo tipo che cambia radicalmente la architettura costituzionale è giusto che porti a discussioni, riflessioni, prese di posizione, ma quello a cui stiamo assistendo è una bagarre vergognosa con una campagna piena di falsità e argomentazioni speciose.
Il fronte del si, al quale per i motivi che ho esposto, appartengo anche io, si è fatto trascinare in una polemica contro la magistratura dando l’impressione di una volontà di vendetta per non si sa bene per quali motivi. Il fronte del no paventa colpi di mano, sottomissioni della magistratura e l’avvento dell’anticristo.
La maggioranza delle persone non ha letto la riforma e si appresta a votare (o a non votare) per motivi esclusivamente politici, il fronte di sinistra (che pure aveva questa riforma nel suo programma ) contro il governo Meloni e per una sua antica cultura giustizialista, il fronte del si nella sua maggioranza per rafforzare il governo.
In questo modo una riforma fondamentale per modernizzare e rendere più giusta la macchina della giustizia sta diventando una gazzarra e rischia di rappresentare una occasione persa.
Il testo di riforma prevede la piu ampia autonomia e indipendenza sia per i pubblici ministeri sia per i giudici, l’ipotesi di sottomissione all’esecutivo è una falsità usata solo per spaventare e parlare alla pancia giustizialista (non è un caso che a prendere posizione per il no abbiamo una serie di “nani e ballerine” o la parte più corporativa della magistratura) l’autogoverno è garantito dai due CSM che rimangono organi costituzionali, ogni atto attuativo non potrà che conformarsi a questi principi.
Vediamo il tema più controverso: il sorteggio per la composizione dei CSM
La sindacalizzazione della magistratura con tutte le storture che ne sono conseguite nasce dal sistema elettorale su liste contrapposte, ce lo ha spiegato Palamara nel suo libro, che per inciso nessuno ha mai querelato.
I CSM non sono organi politici, ma organi amministrativi e i sorteggi avvengono tra magistrati non tra quisque de populo, insomma non è uno vale uno, come sentenziavano i più accaniti contrari alla riforma, ma professionisti che se hanno il potere di arrestarci potranno ben avere la capacità per gestire nomine e promozioni senza la lottizzazione attuale.
La previsione di un alto organo di giustizia risponde a una esigenza che gli italiani hanno cristallizzato nel referendum del 1988 sulla responsabilità dei giudici.
Da quell’anno lo stato ha pagato quasi un miliardo di euro in risarcimenti senza che alcun magistrato sia stato, non dico condannato, ma penalizzato nella carriera. L’Alta Corte (che ècomunque composta da una maggioranza di magistrati) risponde quindi al nostro senso di giustizia e meritocrazia.
Questo referendum ci restituisce purtroppo l’immagine di una classe dirigente tra le peggiori che ha avuto questo paese e una difesa corporativa che continua a penalizzare la crescita italiana.
La vittoria del si aprirebbe uno spiraglio per proseguire in una politica di riforme fondamentali per l’Italia.
“il capolavoro dell’ingiustizia è di sembrare giusto senza esserlo”
Platone


