La domanda dei giornali: a che punto è la stabilità mediorientale
A che punto è la stabilità mediorientale? Quali scenari sono in arrivo? Se ne discute su vari giornali, di oggi partendo dall’incontro delle scorse ore tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu nel resort di Mar-a-Lago. “Il problema di fondo è che Israele ha posto fine a questa guerra, dopo due anni, in una sorta di stallo strategico, sia per Hamas, sia per Hezbollah, sia per gli iraniani” dice lo storico Benny Morris a La Stampa. Per il politologo Ian Bremmer, sentito da Repubblica, “la probabilità di assistere ad ulteriori attacchi contro l’Iran è aumentata: ce ne saranno presto di nuovi e forse gli Stati Uniti parteciperanno, anche perché Trump sa che quel tipo di azioni è popolare in Israele e fra l’elettorato ebraico statunitense”. Per quanto riguarda la situazione a Gaza, Bremmer ritiene improbabile “che si passi alla fase due in tempi brevi e, di sicuro, all’orizzonte non c’è alcuno Stato palestinese né normalizzazione con l’Arabia Saudita”. Secondo Fiamma Nirenstein (Il Giornale), “Bibi va a casa ricco del sostegno basilare di Washington caput mundi anche nelle diversità, anche se Trump vuole cominciare la ricostruzione di Gaza: ma occorre che a Hamas vengano tolte le armi, secondo l’accordo del 29 settembre, e solo Israele è disposto a farlo”. Israele ha intanto riconosciuto il Somaliland, nonostante la contrarietà di Trump. Tra gli interessi dello Stato ebraico, sottolinea il Corriere della Sera, c’è quello di “creare un avamposto per l’Idf (Marina, aviazione) e per l’intelligence che può servire a contrastare gli Houthi filoiraniani”.
Attorno alla vicenda non si placa la polemica politica. “La questione profonda, in area dem, è non aver capito che fra le migliaia di persone scese in strada a manifestare per la Palestina si è sempre annidata una parte vergognosamente giustificazionista, se non favorevole, nei confronti di Hamaa”. A dirlo al Foglio è l’ex parlamentare del Pd Emanuele Fiano, attuale presidente di Sinistra per Israele. Per Stefano Folli (La Repubblica), “la politica estera del centrosinistra trasmette spesso un’idea di confusione” e il tema Hannoun è emblematico perché “un infortunio può capitare, ma solo se si è rapidi a mettere un cerotto sulla ferita”. Viceversa, accusa Folli, “abbiamo assistito a una lunga frequentazione con un personaggio equivoco, la cui ambiguità era palese”. Ma le sentenze vengono emesse dai giornali o dai tr






