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La cultura degli uomini della politica che fecero la Repubblica

Dopo aver ricevuto la laurea honoris causa all’università di Firenze, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha tenuto una lectio magistralis: “Vorrei cogliere l’occasione di sottolineare come la nostra Assemblea Costituente si giovò in grande misura del contributo degli uomini di cultura, degli studiosi di diverso orientamento che ne entrarono a far parte, accanto alla componente più schiettamente politica. La cultura e la scienza sono per loro autentica natura aperte all’interlocuzione, non pretendono di possedere verità assolute, sono inclini a trovare punti di incontro, a raggiungere mediazioni, senza rinunciare ad affermare principi e valori. Questo rese possibile la nostra Costituzione: una collaborazione autentica e profonda, tra studiosi e rappresentanti politici, nel porre le basi per la rinascita dell’Italia nel segno della democrazia”, ha dichiarato Mattarella.

“I padri costituenti – ha proseguito – si rivelarono capaci di indicare a un popolo devastato dalla guerra, sofferente e disorientato, una prospettiva di futuro, una società aperta da realizzare insieme, nella condivisione dei diritti fondamentali, nella libertà, nel pluralismo delle istituzioni, promuovendo un benessere fondato sul lavoro e un’economia libera e orientata all’utilità sociale, la cooperazione e la pace come obiettivo delle relazioni internazionali”.

“I partiti politici hanno rappresentato il motore della rinascita democratica dell’Italia, assicurando il coinvolgimento popolare come mai si era verificato nella storia dello Stato unitario. Rivestono un ruolo indicato dalla Costituzione: anche per questo sono, più che utili, necessarie critiche e sollecitazioni che provengono dagli elettori, anzitutto, e dal mondo della cultura”, ha aggiunto il capo dello Stato. 

“Negli anni Ottanta, una serie di fortunate circostanze portò alla Cesare Alfieri esponenti di rilievo dell’economia pubblica”, ha dichiarato Mattarella. Tra gli studiosi, il presidente della Repubblica ha citato “Ezio Tarantelli, ucciso dalle Brigate Rosse per il suo impegno per l’accordo tra governo e sindacati per modificare la scala mobile”. “Il contributo di queste personalità alla vita italiana – ha proseguito – non è stato soltanto di carattere tecnico, vi è stato sovente un servizio alle Istituzioni improntato all’approfondimento e, al contempo, al dialogo, al confronto, alla ricerca di soluzioni condivise, superando steccati e pregiudizi”. “Questo purtroppo – ha aggiunto – non ha impedito che l’esistenza di alcuni di essi fosse stroncata da una violenza cieca e insensata che ha colpito studiosi di molte discipline e di diverse accademie”.

“I protagonisti degli scenari globali, con grande e crescente influenza sulla vita quotidiana di singoli e comunità, sono soggetti tecnologici e finanziari. Sovente vi si fondono i due aspetti. Non si tratta di fenomeni completamente nuovi. Nuova è la pretesa di abbattere gli impegni assunti dopo la seconda guerra mondiale per dare ordine ai rapporti internazionali su base di parità tra gli Stati. La pretesa, infatti, è di agire al di fuori delle regole di Stati e di organismi sovranazionali, erodendo la sovranità dei primi e il crescente ruolo positivo dei secondi”, ha aggiunto il presidente Mattarella. 

In conclusione, il presidente della Repubblica ha ricordato Silvano Tosi, “prima allievo e poi docente autorevole della ‘Cesare Alfieri’. “Nel 1957 – ho proseguito il capo dello Stato – concludeva la prefazione alla sua traduzione della ‘Democrazia in America’ di Tocqueville con queste parole, tuttora attuali e motivo di riflessione: ‘Nelle molte intuizioni profetiche di Tocqueville, la più inquietante per il nostro tempo è forse quella che prevede un futuro oscillante fra la libertà democratica e la tirannide cesarista, cui la moderna scienza del dispotismo suggerisce quell’aspetto filantropico, quelle forme fraudolentemente rappresentative, quel temibile ufficio tutorio dell’individuo, che Tocqueville definì magistralmente, cogliendone l’intimo spirito, nel concludere che si tendeva a far perpetuare l’infanzia dell’uomo’”. “Non lasciamo che questo avvenga, che si realizzi una simile regressione”, ha concluso.

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