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Iran, l’operazione “ruggito del leone” destinata a durare per giorni

Ariel Piccini Warschauer.

Non è stata la solita rappresaglia “chirurgica” a cui il Medio Oriente ci aveva abituato negli ultimi anni. Quella scattata nelle prime ore di sabato 28 febbraio 2026 è un’operazione di vasta scala, un’offensiva combinata che mira a riscrivere una volta per tutte gli equilibri della regione. Gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato l’operazione “Epic Fury” (Ruggito del Leone per il governo Netanyahu), colpendo simultaneamente il cuore pulsante del potere iraniano.

Secondo fonti della Difesa israeliana citate dal portale Walla, l’ordine di missione non prevede una fine rapida: “Siamo pronti ad almeno una settimana di raid continui”, hanno dichiarato i funzionari, confermando che l’obiettivo non è solo punitivo, ma strutturale.

La mappa dei target: dal nucleare ai centri del potere

Le esplosioni hanno scosso le fondamenta di Teheran, Qom, Isfahan, Kermanshah e Karaj. La strategia del Pentagono e del comando IDF si è articolata su tre direttrici precise, volte a paralizzare la capacità di risposta e la continuità del comando della Repubblica Islamica.

I santuari del regime: Il complesso della Guida Suprema Ali Khamenei a Teheran è stato centrato da diversi vettori. Sebbene non vi siano conferme sulla sua sorte, il segnale politico è inequivocabile: nessuno è più intoccabile. Colpiti anche il Ministero della Difesa e il quartiere generale dell’Intelligence e le basi operative dei Pasdaran.

Il dossier atomico: I siti di Parchin e le infrastrutture di arricchimento a Qom e Isfahan sono finiti sotto il fuoco dei caccia F-35 e dei missili a lungo raggio. L’obiettivo dichiarato da Washington è “azzerare” la minaccia nucleare iraniana una volta per tutte.

L’arsenale missilistico: Centri di ricerca e rampe di lancio nelle province di Lorestan e Bushehr sono stati sistematicamente distrutti per prevenire una controffensiva massiccia verso il territorio israeliano.

La risposta di Teheran e il fronte del Golfo

La reazione iraniana non si è fatta attendere, ma per ora appare meno efficace del previsto. Un missile ha colpito una base della US Navy in Bahrein, centrando però un edificio vuoto e senza causare vittime. Altri vettori sono stati intercettati sopra i cieli di Tel Aviv e Gerusalemme dai sistemi Arrow 3 e David’s Sling.

Tuttavia, la tensione resta altissima: si segnalano blackout elettrici e digitali in gran parte dell’Iran, mentre i media di stato di Teheran denunciano vittime civili; sarebbe stata centrata anche una scuola a Minab, nel sud del Paese.

Verso il “regime change”?

Mentre il Pentagono sposta ulteriori assetti navali nel Golfo Persico, la sensazione è che questa volta l’Occidente stia puntando al collasso interno del sistema dei mullah. La durata prevista di “diversi giorni” suggerisce che la campagna aerea sia solo la prima fase di un piano più ampio per decapitare la catena di comando e favorire una sollevazione interna.

“L’Iran ha scelto la strada dello scontro, ora ne subirà le conseguenze totali”, ha commentato una fonte diplomatica a Gerusalemme. La notte di Teheran è appena iniziata, e rischia di essere la più lunga degli ultimi quarant’anni.

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