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Iran, il Pentagono annuncia il dominio dei cieli

Ariel Piccini Warschauer.

Il clima a Washington è quello delle grandi occasioni, o forse delle grandi decisioni finali. Al Pentagono, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth parla con la sicurezza di chi sa che la storia sta girando pagina, e lo sta facendo sotto i colpi di un’offensiva senza precedenti. «L’America sta vincendo. In modo decisivo, devastante e senza pietà», ha dichiarato Hegseth, delineando uno scenario che fino a poche settimane fa sembrava appartenere alla fanta-politica: il controllo totale dei cieli iraniani.  

Secondo quanto riportato dal Jerusalem Post, gli Stati Uniti e Israele sono ormai a un passo dall’ottenere il dominio “incontrastato” (uncontested) dello spazio aereo dell’Iran. Non si parla più solo di colpi mirati o di incursioni stealth, ma di una supremazia tecnologica e militare che sta letteralmente cancellando la capacità difensiva della Repubblica Islamica.  

Le operazioni gemelle, “Epic Fury” (Furia Epica) e “Roaring Lion” (Leone Ruggente), hanno scatenato una potenza di fuoco che, nelle parole di Hegseth, ha già superato per intensità lo “Shock and Awe” che annientò l’Iraq nel 2003. I numeri e i fatti sembrano dargli ragione: i caccia F-35 israeliani (gli “Adir”) solcano i cieli sopra Teheran con una libertà d’azione quasi offensiva, arrivando persino ad abbattere jet iraniani di fabbricazione russa – come lo Yak-130 – direttamente sopra il cuore della capitale.  

Il messaggio di Hegseth non è rivolto solo ai nemici, ma anche agli alleati e ai partner regionali. La strategia di Trump, di cui Hegseth è il braccio operativo, punta alla “pace attraverso la forza”, ma una forza che non ammette repliche. «Non giochiamo ai vostri giochetti», ha avvertito il Segretario alla Difesa, sottolineando come l’obiettivo sia lo smantellamento definitivo della minaccia missilistica e nucleare iraniana.

Ma c’è di più: mentre i cieli cadono, anche i mari diventano tomba per le ambizioni di Teheran. Hegseth ha confermato l’affondamento di una nave da guerra iraniana nell’Oceano Indiano da parte di un sottomarino statunitense. «Pensava di essere al sicuro in acque internazionali. Invece è stata colpita da un siluro. Una morte silenziosa».  

Per Israele, questa “copertura totale” dei cieli iraniani rappresenta la fine dell’incubo esistenziale durato decenni. Se lo spazio aereo diventa incontrastato, ogni sito sensibile, ogni rampa di lancio, ogni centro di comando del regime diventa un bersaglio esposto. La sensazione, osservando l’asse Washington-Gerusalemme, è che non si stia solo combattendo una guerra, ma si stia riscrivendo l’ordine del Medio Oriente, dove il “testone del polpo” (Teheran) viene finalmente colpito lì dove si sentiva inattaccabile.

L’offensiva continua, e per l’Iran il tempo della diplomazia sembra essere scaduto. Come ha ribadito Hegseth: «Gli abbiamo dato spazio per un accordo, hanno scelto il confronto. Ora ne sopportano le conseguenze».  

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