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In Venezuela liberato un altro italiano e c’è fiducia per il cooperante Alberto Trentini

di Ariel Piccini Warschauer.

Una crepa nel muro di silenzio che avvolge il Venezuela del dopo Nicolás Maduro. Il Presidente del Parlamento, Jorge Rodríguez, ha annunciato ieri il rilascio di un “numero significativo” di detenuti politici, sia venezuelani che stranieri. Un gesto che il regime definisce unilaterale, volto a «consolidare la pace e la coesistenza pacifica», ma che appare come il risultato di una complessa partita diplomatica internazionale.

Il ritorno alla libertà di Luigi Gasperin

Tra i primi a varcare la soglia del carcere c’è Luigi Gasperin, 77 anni, imprenditore italiano e socio di maggioranza di un’azienda a Maturín. Gasperin era stato arrestato il 7 agosto 2025 con l’accusa di detenzione e trasporto di materiale esplosivo presso i suoi uffici, accuse che la difesa ha sempre respinto.

Le condizioni di salute dell’imprenditore, che soffre di patologie cardiache, ipertensione e gravi difficoltà respiratorie, avevano reso il suo caso una priorità per la diplomazia italiana. Ora Gasperin è in contatto con i legali e la famiglia, mentre la Farnesina monitora il suo stato di salute per organizzarne il rientro con un volo dei servizi segreti.

Ore di attesa per Trentini e gli altri connazionali

Mentre Gasperin riassapora la libertà, resta altissima la tensione per gli altri italiani ancora nelle carceri venezuelane, tra cui Mario Burlò, Biagio Pilieri e soprattutto Alberto Trentini, il giovane detenuto da ormai 420 giorni.

Il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani (nella foto) è in costante contatto con l’ambasciata a Caracas e con la rete consolare. L’obiettivo è accelerare i rilasci sfruttando il canale aperto con la Chiesa e la società civile. Tuttavia, la cautela è massima. Alessandra Ballerini, legale della famiglia Trentini, ha lanciato un appello accorato: «La famiglia vive ore di angoscia e di speranza. Chiediamo il rispetto del silenzio come indicato da Palazzo Chigi: ogni parola sbagliata può compromettere la liberazione di Alberto».

Il ruolo dei mediatori e il caso spagnolo

Il rilascio non riguarda solo l’Italia. Il governo spagnolo ha confermato la liberazione di quattro propri cittadini (Andrés Martínez Adasme, José María Basoa, Miguel Moreno ed Ernesto Gorbe). Il ministro José Manuel Albares ha definito l’operazione un «grande primo passo verso il ripristino della legalità internazionale».

Dietro le quinte si muove una rete di mediatori di peso: dall’ex premier spagnolo Zapatero al presidente brasiliano Lula, fino al governo del Qatar. Rodriguez ha tenuto a precisare che non si tratta di un’iniziativa isolata, ma di un’azione concordata con gli altri partner per allentare le tensioni interne e internazionali.

L’ombra di El Helicoide

Sullo sfondo resta l’incognita delle strutture detentive. Alcuni dei rilasciati provengono da El Helicoide, la prigione-fortezza nata come centro commerciale futuristico e trasformata in sede del Sebin (l’intelligence bolivariana), tristemente nota per le denunce di torture. Nonostante le dichiarazioni di Donald Trump sulla presunta chiusura della struttura, la ong Foro Penal – che conta ancora 806 prigionieri politici al 5 gennaio – avverte: «Ad oggi, nessuna azione concreta di smantellamento è stata intrapresa».C’è anche il giornalista e politico italiano Biagio Pilieri fra i detenuti politici rilasciati nella notte italiana delle autorità di Caracas. Lo scrive il quotidiano venezuelano Nacional. Pilieri, 60 anni, che ha il doppio passaporto, era stato arrestato nell’agosto del 2024 come oppositore del regime di Maduro ed era detenuto nell’Helicoide, uno dei carceri più duri del Venezuela. Prima di Pilieri era stato scarcerato anche l’imprenditore italiano Luigi Gasperini. Le autorità venezuelane non hanno fornito un elenco di nominativi e si auspica la liberazione di altri italiani fra cui il cooperante Alberto Trentini. C’è attesa anche per altri dei 28 detenuti di origini italiane: ore cruciali per l’imprenditore Mario Burlò, da oltre un anno in cella senza ‘chiari motivi’. Il ministro Antonio Tajani (nella foto) al lavoro per accelerare la liberazione dei nostri connazionali.

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