#ESTERI #ULTIME NOTIZIE

Il vicolo cieco di Teheran: Israele teme il massacro dei manifestanti

Ariel Piccini Warschauer.

Il segnale che arriva dai corridoi della sicurezza di Tel Aviv è un misto di speranza strategica e cupo realismo. Mentre i vertici politici israeliani continuano a soffiare sulle braci della rivolta iraniana, convinti che il muro del regime degli ayatollah sia più sottile che mai, gli analisti dell’intelligence frenano. Il rischio, dicono, non è la caduta del sistema, ma un bagno di sangue senza precedenti.

La macchina della repressione

Secondo fonti citate dal Jerusalem Post, i vertici della sicurezza israeliana hanno prodotto una valutazione drastica: se la piazza dovesse davvero tentare la spallata finale, i Pasdaran (l’IRGC) e le milizie Basij passeranno al “metodo siriano”. Non si tratterebbe più di contenimento o arresti di massa, ma di una liquidazione fisica su vasta scala.

L’apparato repressivo di Teheran è costruito per questo scenario: I Pasdaran, non sono solo un esercito, ma una casta economica e ideologica che non ha nulla da perdere e che teme una transizione verso la democrazia. I Basij, sono una forza paramilitare capillare, pronta a intervenire nei quartieri più poveri per stroncare il dissenso sul nascere pronti anche ad eccidi di massa come accaduto poche settimane fa, quando hanno provocato nel silenzio imbarazzato dell‘Europa più di quarantamila morti in pochi giorni di repressione interna. Il regime ha infatti imparato dalle “Primavere Arabe” che ogni esitazione è fatale per la nomenclatura politica. 

Il dilemma di Netanyahu

C’è un paradosso nel cuore di Israele. Da settimane, il Primo Ministro Benjamin Netanyahu si rivolge direttamente ai cittadini iraniani con video-messaggi, definendoli “alleati” e amici di Israele e profetizzando una libertà imminente. È una guerra psicologica che punta a isolare i mullah.

Tuttavia, le “ombre” del Mossad e dei servizi segreti militari (Aman) sanno che spingere la popolazione alla rivolta senza un supporto militare esterno o una defezione massiccia nelle forze armate iraniane – che al momento non si vede – significa mandare civili disarmati contro i fucili d’assalto.

Lo scenario

Per Israele, l’Iran è un gigante ferito dai sabotaggi e dai colpi subiti dai suoi “proxy” (Hezbollah e Hamas in testa), ma resta un gigante con il pugno di ferro in casa propria. Il timore degli esperti è che il regime, sentendosi accerchiato all’esterno, decida di usare la massima brutalità all’interno per riaffermare la propria autorità assoluta.

Il messaggio che filtra da Gerusalemme è chiaro: la rivoluzione è possibile, ma il prezzo che i giovani iraniani rischiano di pagare potrebbe essere un massacro che la comunità internazionale non è pronta a fermare, divisa e timorosa com’è al proprio interno. 

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti