Il sogno occidentale, Usa e Israele e quella sinistra che sembra un’assemblea studentesca
di Alessandro Palumbo.
Alla fine degli anni 90 del secolo scorso lo storico Fukuyama pubblicò “la fine della storia”, un saggio che nasceva dall’illusione che si fosse raggiunto l’apice con il crollo del comunismo e la fine della guerra fredda prefigurando una nuova stagione di convivenza.
Era l’idea che la globalizzazione avrebbe convinto i governi della necessità di collaborare per un futuro migliore. Purtroppo il tempo si è incaricato di smentire questa ipotesi.
Il millennio nuovo si è aperto con la strage dell’11 settembre 2001 e da allora la storia ha preso un corso violento, la lista di guerre, attentati, colpi di stato, sopraffazioni è lunga e ci consegna un mondo in fiamme.
Oggi ci sono più di 44 focolai di guerra, oltre a guerre combattute in medio oriente a Gaza, in Siria dove i curdi, un popolo dimenticato sta per essere stritolato da Turchi e dal nuovo governo siriano, in piena Europa con l’Ucraina invasa e martoriata da Putin.
In questo mondo dove solo il 6% della popolazione vive in una democrazia compiuta (dati democracy index) e si tratta di Stati del mondo occidentale, esistono due fattori in contrasto tra loro che devono farci riflettere: c’è una larga parte della popolazione mondiale, in particolar modo la popolazione giovane che ha il sogno dell’occidente, mentre l’occidente, cioè noi, ha perso la propria identità, rifugiandosi nell’edonismo, nell’individualismo, rinunciando a quei valori che sono invece il sogno di chi vive nell’altra parte del mondo.
L’occidente odia se stesso, vede la propria storia solo come una storia di soprusi, non percepisce lo straordinario progresso morale, civile, economico che ha contraddistinto la sua storia, l’approccio giustamente critico finisce per non distinguere e non capire il senso stesso del progresso storico. L’approccio multiculturale invece di basarsi sul confronto critico finisce per essere una rinuncia a noi stessi.
D’altro lato c’è chi assume come unico valore il luccichio che ci impedisce di vedere oltre, che abbaglia la vista, cosi ammiriamo i grattacieli di Dubai, del Qatar, della Cina, lo splendore dei centri commerciali, le vacanze alle Maldive, chiudendo gli occhi sui costi sociali e umani di quel luccichio.
Ma ammiriamo anche l’uomo forte che ci consente di restare nel nostro guscio senza troppi pensieri, alla Putin, alla Erdogan.
In questa situazione si inserisce un fatto epocale, la deriva statunitense che rinuncia al ruolo guida dell’occidente e si avvia verso una visione autoritaria del potere, una visione che assume come unico valore guida il business.
Questo sintetico quadro spiega il cinismo con cui abbiamo assistito alla mattanza in Iran, un cinismo dei governi e purtroppo anche un cinismo delle popolazioni.
Trump e Netanyahu (nella foto) incitavano i giovani alla rivolta illudendoli che li avrebbero aiutati per poi girarsi dall’altra parte per calcoli di potere. Così mentre i giovani iraniani venivano massacrati per un sogno, il sogno dei valori occidentali, noi che a quei valori abbiamo rinunciato per pigrizia, per ignoranza, per sazietà li abbiamo lasciati soli.
Abbiamo riempito le piazze per Gaza perché Israele e Usa rappresentano l’Occidente (nessuna scusa qui per Netanyahu che sta trascinando Israele fuori dal mondo civile), abbiamo snobbato l’Iran perché quei ragazzi sognavano e sognano quel mondo libero che noi non amiamo più. Abbiamo trattato quei ragazzi come infiltrati dall’occidente, addirittura c’è chi li ha definiti terroristi, non riusciamo più a capire come si può morire per i nostri valori.
Non capiamo gli ucraini, non capiamo i venezuelani, non capiamo i ragazzi iraniani, non ascoltiamo i palestinesi che vogliono vivere in pace, per noi il loro è un sogno sbagliato. Chiudiamo gli occhi davanti alle ideologie islamiche che ormai controllano interi quartieri a Londra, a Parigi, in Belgio, le battaglie per i diritti civili e delle donne si fermano davanti a quei muri. Per i ragazzi morti per il sogno occidentale è un sogno sbagliato.
Le elite culturali, la stampa hanno già archiviato le proteste in Iran, altre vicende hanno preso il posto: la Groenlandia, il Mercosur.
Nessuno riesce a unire i puntini che legano tutte queste vicende, i valori su cui si fonda la nostra civiltà sono sotto attacco, i politici sono pavidi, hanno uno sguardo miope, anziché guidare si lasciano guidare da sondaggi e dagli umori della piazza. Solo chi vive nell’incubo ci ricorda che il sogno occidentale non è un sogno sbagliato.
Sono gli ucraini che resistono sotto le bombe, al gelo, sono gli iraniani che si fanno massacrare a ricordarcelo.
La sinistra ormai è una immensa assemblea studentesca di vagheggiatori di un mito fallito, di reduci frustrati che ha cancellato la storia della sinistra liberale, socialdemocratica, la destra non fa mistero di preferire la tranquillità degli uomini forti.
Non c’è altra strada che uscire dalla rassegnazione che porta al disinteresse, al non voto, le persone di buona volontà che credono ancora nella giustizia, nella libertà, nella solidarietà, devono tornare ad essere protagonisti, devono riempire le piazze e le urne, devono contrastare i cattivi maestri, non è il tempo degli egoismi, è il tempo di dire che il sogno occidentale, il sogno dei nostri valori non è un sogno sbagliato se non vogliamo finire nell’incubo del totalitarismo.






