Il presidente Usa gela Davos, vuole la Groenlandia e condanna l’Europa
di Ariel Piccini Warschauer.
Non è un ritorno, è un uragano. Donald Trump atterra al Forum Economico Mondiale di Davos con tre ore di ritardo — colpa di un guasto tecnico all’Air Force One che lo ha costretto a un cambio di aereo dell’ultimo minuto — ma recupera il tempo perduto con un discorso che ridisegna i confini della geopolitica mondiale. Il messaggio è chiaro: l’America è tornata per prendersi ciò che ritiene necessario. E in cima alla lista c’è la Groenlandia.
“Un pezzo di ghiaccio per il Golden Dome”
“Sono lieto di tornare nella bella Davos per incontrare tanti amici e qualche nemico”, esordisce il tycoon con il consueto sarcasmo. Poi, entra nel vivo della sua nuova missione: acquistare la Groenlandia. Per Trump non è una bizzarria, ma una necessità strategica.
“La Groenlandia è un grosso pezzo di ghiaccio. Solo gli Stati Uniti possono metterlo al sicuro”, ha incalzato il Presidente, annunciando di voler aprire una trattativa formale.
L’obiettivo dichiarato è la costruzione del “Golden Dome”, il più grande scudo difensivo di sempre, volto a proteggere l’intero Nord America, incluso quel Canada che, a detta di Trump, “ha avuto fin troppe cose gratis da noi”. L’affondo alla Danimarca è durissimo: “Sono persone amabili, ma restituire loro l’isola dopo la Seconda Guerra Mondiale fu un errore. Ora sono ingrati”.
Il successo economico e lo schiaffo alla “Truffa Green”
Davanti alla platea dei leader globali, Trump ha rivendicato i numeri da record della sua amministrazione: inflazione abbattuta, deficit ridotto del 27% e 18 trilioni di investimenti attratti in un solo anno. Ma è sull’energia che il contrasto con l’Europa si fa feroce. Mentre il Vecchio Continente arranca, Trump vanta una produzione di gas naturale ai massimi storici.
“Abbiamo evitato la catastrofe energetica causata dalla grande truffa green, la più grande truffa della storia”, ha tuonato, esortando l’Europa a uscire da una cultura che la sta portando all’autodistruzione. “Amo l’Europa, ma vogliamo alleati forti, non deboli”.
Reazioni: da Von der Leyen al sarcasmo di Mosca
La replica di Bruxelles è affidata a Ursula von der Leyen, che da Strasburgo lancia un avvertimento gelido: “Siamo a un bivio. L’Europa preferisce il dialogo, ma siamo pronti ad agire con unità e determinazione”.
Dalla Russia, invece, arriva il commento al vetriolo di Dmitry Medvedev. Su Telegram, l’ex presidente russo paragona Trump a un “Gargantua” pronto a divorare territori mentre i “pavidi galletti europei” prendono tranquillanti per il terrore. “Trump vuole entrare nella storia accanto ai Padri Fondatori — scrive Medvedev — e la pavida Europa non potrà fermarlo”.
Il Segretario Bessent: “Fate un respiro profondo”
A gettare acqua sul fuoco, ma senza arretrare di un millimetro, ci pensa il Segretario al Tesoro Scott Bessent. In conferenza stampa ha invitato i leader europei a evitare “reazioni rabbiose” e ad ascoltare le ragioni di Washington: “Il mondo è più prospero quando l’America è forte. La Groenlandia deve far parte degli Stati Uniti”.
Trump chiude con una promessa che suona come un ultimatum: “Troveremo una soluzione con l’Europa. Se diranno di sì, apprezzeremo. Se diranno di no, ce lo ricorderemo”.






