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Il paradosso del generale, sì alla fiducia ma no alle armi

Ariel Piccini Warschauer.

La Camera dei Deputati ha dato il via libera alla questione di fiducia posta dal governo sul Decreto Ucraina, ma il dato politico che emerge tra i banchi di Montecitorio non è solo numerico (207 voti favorevoli contro 119 contrari). A far rumore è la mossa di Roberto Vannacci e dei suoi fedelissimi di Futuro Nazionale (Fn). I “vannacciani” – i deputati Sasso, Ziello e Pozzolo – hanno infatti votato sì alla fiducia, garantendo la tenuta della coalizione, ma hanno già annunciato il loro “no” convinto al provvedimento nel merito.

Una scelta di campo (col paracadute)

È un equilibrismo che non è passato inosservato quello del Generale, il quale ha spiegato la strategia come una necessità di “delimitare un perimetro politico”. Secondo Vannacci, votare la fiducia serve a dimostrare che Futuro Nazionale è un partito di “destra forte” che non intende prestarsi ai “giochini della sinistra” per destabilizzare l’esecutivo.

Tuttavia, la coerenza vacilla quando si passa dalla forma alla sostanza. “Voteremo contro nel voto finale”, ha ribadito il Generale, confermando che i suoi manterranno gli ordini del giorno per interrompere le forniture di armi a Kiev. In sintesi: sostegno al governo per non finire nel calderone con Schlein e Conte, ma opposizione frontale sulla linea militare pro-Zelensky.

Veleni nel Centrodestra

La mossa ha innescato una reazione immediata nella Lega, partito da cui i vannacciani si sono recentemente distaccati. Il capogruppo Riccardo Molinari (nella foto) è stato caustico, definendo l’operazione un esempio di “trasformismo giolittiano”:

“Se fai un partito contro il governo perché sostiene Kiev e poi voti la fiducia su quel provvedimento, ti contraddici da solo. È un buffo tentativo di salvare l’immagine. Apprendiamo che si intende fondare un partito contro il governo di centrodestra perche’ accusato di sostenere l’Ucraina, salvo, alla prima prova parlamentare, votare la fiducia allo stesso governo per cui si e’ detto fosse necessario un nuovo partito, proprio sull’invio di aiuti all’Ucraina. Piu’ che davanti al futurismo marinettiano annunciato, siamo davanti al trasformismo giolittiano certificato”.

Anche dall’opposizione arrivano strali, con il M5S che accusa i seguaci del Generale di essere “scappati ancor prima di arrivare”. Il governo, dal canto suo, tira dritto. Il ministro Antonio Tajani ha minimizzato i mal di pancia, sottolineando che la maggioranza va avanti per la sua strada indipendentemente dalle piroette parlamentari.

Cosa prevede il decreto

Il provvedimento, che ora passerà al Senato per la conversione definitiva entro il primo marzo, è fondamentale per: La proroga dell’autorizzazione alla cessione di mezzi e materiali militari all’Ucraina. Ma anche per il rinnovo dei permessi di soggiorno per i profughi ucraini presenti in Italia. E per misure specifiche per la sicurezza dei giornalisti freelance nelle zone di conflitto.

Mentre l’Aula si prepara alla discussione finale sugli ordini del giorno, resta il segnale politico: il centrodestra tiene i numeri, ma deve fare i conti con una nuova destra populista che prova a stare “dentro e fuori” la maggioranza di governo contemporaneamente, in un esercizio di equilibrismo e trasformismo politico tutto all’italiana. 

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