Il mondo brucia, a Davos è scontro totale tra Iran e Israele
di Ariel Piccini Warschauer.
Il World Economic Forum di Davos chiude le porte all’Iran e scatena una crisi diplomatica che infiamma il vertice svizzero. La decisione degli organizzatori di annullare l’intervento del ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, a causa della sanguinosa repressione delle proteste interne, ha innescato un durissimo botta e risposta tra la Repubblica Islamica e lo Stato d’Israele.
Il “gran rifiuto” del Forum
L’invito ad Araghchi è stato revocato con una nota ufficiale del WEF, che ha ritenuto “non corretta” la presenza del delegato iraniano di fronte alla “perdita di vite umane tra i civili nelle ultime settimane”. Le manifestazioni, nate a fine dicembre per la crisi economica e trasformatesi in una rivolta aperta contro l’establishment teocratico, sono state soffocate nel sangue sotto un ferreo blackout informativo.
L’accusa di Teheran: “Regia del Mossad”
La reazione di Araghchi è affidata ai social. Su X, il capo della diplomazia iraniana ha parlato di “doppi standard” e “bancarotta morale”, accusando il Forum di aver ceduto alle “pressioni politiche di Israele e dei suoi apologeti negli Stati Uniti”.
Il ministro ha inoltre pubblicato un video dai toni complottisti in cui definisce le rivolte di piazza come una “operazione terroristica” orchestrata dai servizi segreti israeliani per destabilizzare il Paese. “È paradossale — ha aggiunto — che venga disinvitato l’Iran mentre si stende il tappeto rosso a Israele dopo quanto sta accadendo a Gaza”.
La replica di Herzog: “La testa del serpente”
Non si è fatta attendere la risposta del presidente israeliano Isaac Herzog, che con una nota ufficiale ha stroncato le pretese morali di Teheran:
“Un regime che massacra il proprio popolo, giustiziando uomini e donne che chiedono solo libertà, non è in posizione di dare lezioni di moralità a nessuno. L’Iran è la testa del serpente che arma e finanzia Hamas e Hezbollah per commettere crimini contro l’umanità”.
Herzog ha poi rimarcato la differenza tra una “democrazia che difende i propri cittadini” e una “tirannia brutale che maschera i propri crimini con una retorica vuota”.
I numeri del massacro
Sullo sfondo dello scontro politico restano i dati drammatici forniti dalle organizzazioni per i diritti umani. Sebbene il governo iraniano parli di “rivolte sedate”, la ong Iran Human Rights ha già verificato 3.428 decessi, avvertendo che il bilancio reale potrebbe essere spaventosamente più alto, fino a 20.000 vittime. Secondo gli osservatori internazionali, la repressione non sarebbe stata una reazione disordinata, ma un piano coordinato dai vertici del regime per eliminare ogni forma di dissenso.






