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Il ministro Giorgetti si vuol mangiare l’Urso ma per ora non c’è riuscito

Lo scontro tra imprese e governo sul taglio a Transizione 5.0 sembra essersi definitivamente ricomposto dopo il tavolo celebrato al ministero delle Imprese e del made in Italy retto da Adolfo Urso, scrive StartMag, ma il tema resta caldo. Il giornale on line scrive dei disaccordi tra il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti (nella foto) e quello delle Imprese Adolfo Urso. Archiviato un weekend a dir poco “bollente”, iniziato con lo strappo di Confindustria, che a muso duro aveva annunciato al governo Meloni il venir meno della fiducia.

Un tavolo, quello di mercoledì, in cui l’esecutivo non solo ha confermato il miliardo e 300 milioni che il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, avrebbe voluto in parte tagliare per reperire risorse per il nuovo intervento sulle accise, ma ha anche aggiunto ulteriori 200 milioni per riconquistare pienamente il sostegno di Confindustria.

A chiudere questa tempesta è stato il ministro delle Imprese Urso, dato per traballante nel governo dopo le ricostruzioni del Corriere della sera, assieme al ministro agli Affari europei, Tommaso Foti, e al viceministro al Mef, Maurizio Leo (tutti e tre esponenti di spicco di Fratelli d’Italia). Assente ingiustificato, e molto evidente, il ministro Giorgetti, autore del taglio a transizione nel decreto fiscale, che ha lasciato ai colleghi l’ingrato compito di ricucire con il mondo produttivo.

Probabilmente neanche a via XX Settembre avrebbero ipotizzato che il presidente degli industriali, Emanuele Orsini, uscendo da Palazzo Piacentini, avrebbe non solo annunciato una tregua con il governo, ma anche confermato fiducia in Urso, con cui i rapporti fino al giorno prima non erano proprio del tutto idilliaci.

E mentre al Mimit evidentemente più di qualcuno avrà gongolato e stappato spumante (rigorosamente Made in Italy) per festeggiare l’importante risultato, pare che altrettanto non sia accaduto al Mef, tra i più fedelissimi del ministro Giorgetti, da cui sarebbero partite chiamate mirate a giornalisti con maggiore familiarità professionale  per tentare di aprire la strada a Luca Zaia, rilanciando le ipotesi del Corriere (mai confermato se non nei corridoi del Mef e poi smentite dai fatti). E’ stata fatta circolare artatamente la voce che “Urso ha le ore contate”, anche nelle ultime ore, a valle dell’incontro chiarificatore con le associazioni delle imprese.

Una guerriglia, quella contro Urso, che avrebbe però fatto scattare la protezione di Matteo Salvini che, ben conoscendo i suoi, avrebbe fiutato nella mossa non solo un assalto alla poltrona più importante del Mimit, ma anche un possibile rischio alla propria segreteria. Un tentativo di opa ostile, così la si definirebbe in finanza, da parte dei nordisti vicini a Giorgetti, Zaia e Fontana, nella gestione della Lega. Questo lo avrebbe convinto, a margine della riunione di Milano di lunedì scorso, a confermare fiducia incondizionata non solo a Meloni, ma anche “a tutti i componenti del governo”.

Se ce la farà o meno Giorgetti a scalzare Urso? Questo ancora non si sa. Ma una cosa appare certa, almeno agli addetti ai lavori: certamente lo scontro Mef-Mimit non finirà qui.

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