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Il Libano sull’orlo del baratro: Salam sfida Hezbollah e l’Iran per salvare Beirut

Ariel Piccini Warschauer.

Mentre il cielo sopra il Medio Oriente si illumina di nuovo del bagliore sinistro dei missili, a Beirut si consuma un dramma politico che potrebbe cambiare per sempre i connotati del “Paese dei Cedri”. Il Primo Ministro Nawaf Salam ha rotto gli indugi: dopo l’attacco massiccio lanciato da Hezbollah contro Israele – in coordinamento con Teheran – il premier ha bollato l’iniziativa come “irresponsabile e sospetta”. Non solo parole, ma un guanto di sfida lanciato al “Partito di Dio”: il governo muove i primi passi formali per bandire l’ala militare del gruppo, chiedendo il disarmo immediato e la trasformazione in sola forza politica.

La mossa disperata di Salam

In un Libano già martoriato da una crisi economica senza precedenti e dal collasso delle istituzioni, l’ingresso ufficiale di Hezbollah nella guerra iraniana contro Israele è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Salam sa bene che il Paese non può permettersi un’altra guerra totale come quella del 2006, o peggio. Definire l’attacco di Hezbollah “sospetto” è un siluro diretto non solo a Nasrallah, ma ai burattinai iraniani: il premier accusa apertamente il gruppo di agire per interessi stranieri, usando il territorio libanese come un poligono di tiro a perdere.

Ma il realismo politico impone una domanda: come può uno Stato con un esercito debole disarmare una milizia che è, di fatto, lo Stato stesso?

Pioggia di fuoco e bilanci di sangue

La risposta di Israele non si è fatta attendere. Mentre l’IDF rivendica l’intercettazione della maggior parte dei droni e dei missili, la ritorsione su Beirut e sul sud del Paese è stata chirurgica e devastante. Il bilancio provvisorio parla di almeno 31 morti e 149 feriti. Numeri che pesano come macigni sulla stabilità di un governo che cerca di evitare la catastrofe totale.

Dall’altra parte del confine, Israele non accetta più la distinzione tra Hezbollah e lo Stato libanese: se i missili partono dal territorio sovrano di Beirut, per Gerusalemme è il Libano a rispondere. Una dottrina che mette Salam con le spalle al muro: o riesce a isolare Hezbollah, o il Libano diventerà il nuovo fronte di terra bruciata in questa “guerra infinita” mediorientale.

Il rischio di una guerra civile

La mossa di bandire Hezbollah è un azzardo ad altissimo rischio. Se da un lato l’opinione pubblica libanese è stremata e terrorizzata dall’idea di un’invasione israeliana, dall’altro Hezbollah mantiene una base sociale ed elettorale solidissima, oltre a un arsenale che fa impallidire quello nazionale.

Mentre il mondo guarda con il fiato sospeso i tracciati dei missili nei radar, a Beirut la battaglia è politica, ma non meno violenta. Salam ha lanciato l’allarme: “La sovranità non è un optional”. Ma in Medio Oriente, la sovranità senza il pieno controllo militare è spesso un’illusione destinata a infrangersi al primo raid aereo.

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