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Il Fortino Vance a Milano: 45 auto e 4 piani di hotel per il numero due di Washington

Ariel Piccini Warschauer.

Non è passato inosservato, e d’altronde sarebbe stato impossibile. Quando si muove la macchina del potere americano, la città che la ospita cambia volto. J.D. Vance, il Vicepresidente degli Stati Uniti, ha “occupato” Milano con una coreografia di forza e sicurezza che ha trasformato Piazza Duca d’Aosta in una succursale di Washington.

Una colonna da guerra fredda

I numeri raccontano meglio di ogni discorso l’importanza della visita: una colonna interminabile di 45 mezzi. Non solo berline di rappresentanza, ma un vero arsenale logistico in movimento: reparti della sicurezza, staff diplomatico, forze speciali e i famigerati mezzi jammer, capaci di oscurare ogni frequenza radio nel raggio di centinaia di metri per neutralizzare qualsiasi minaccia telecomandata.

Il quartier generale? L’Excelsior Hotel Gallia, dove la delegazione americana ha requisito ben quattro interi piani. Oltre 300 persone al seguito per garantire che il “numero due” della Casa Bianca potesse muoversi in una bolla di assoluta impenetrabilità, protetto dagli sguardi indiscreti dei curiosi e dagli obiettivi dei cellulari, prontamente schermati dall’efficientissima macchina della security alberghiera.

Il bilaterale con Giorgia e il fattore Olimpico

Ma dietro i vetri oscurati c’è stata tanta sostanza politica. Il cuore della visita è stato il lunghissimo bilaterale con la Premier Giorgia Meloni. Un faccia a faccia che conferma l’asse privilegiato tra Roma e l’amministrazione statunitense, toccando i dossier più caldi della geopolitica attuale.

Tuttavia, Milano non è stata solo politica “dura”. Vance ha declinato la sua presenza anche attraverso il soft power dello sport. Prima il tifo caloroso per la nazionale di hockey, poi la partecipazione alla solenne cerimonia di apertura delle Olimpiadi, a ribadire quanto i Cinque Cerchi siano oggi, più che mai, un terreno di confronto diplomatico globale.

La notte di Usha e il Cenacolo

Tra un impegno ufficiale e l’altro, non è mancato il tocco umano, quello scampolo di vita privata che gli americani sanno sempre trasformare in immagine pubblica. Nonostante la pioggia battente di giovedì sera, Vance e la moglie Usha si sono concessi una passeggiata notturna, quasi da comuni turisti, tra la Stazione Centrale e il Duomo.

A chiudere il cerchio milanese, una tappa obbligata nel tempio dell’arte: una visita privata al Cenacolo di Leonardo. Un momento di riflessione prima di ripartire, lasciandosi alle spalle una Milano che per quarantotto ore si è sentita un po’ più vicina al cuore del comando mondiale.

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