Il fantasma di Teheran, il rebus Mojtaba e l’ombra dei pasdaran
Ariel Piccini Warschauer.
Nel gioco di specchi del potere persiano, il silenzio è spesso più assordante di un proclama. Ma quello che avvolge Mojtaba Khamenei, l’uomo designato a raccogliere l’eredità del padre Ali dopo il devastante raid del 28 febbraio, sta superando i confini della consueta segretezza di regime per entrare nel territorio dell’enigma geopolitico.
I report degli informatori del Mossad non fanno che confermare i sospetti che circolano da giorni nelle sale ascolto di Langley e nei corridoi di Tel Aviv: la Guida Suprema è un’entità puramente virtuale. Un nome su un foglio, un post su Telegram, ma nessuna prova di vita che superi il test della biometria o della reale presenza fisica.
Perché Mojtaba non si è fatto vedere per il Nowruz, il Capodanno sciita? La tradizione della Repubblica Islamica vuole che il leader parli alla nazione, segni la rotta, mostri il volto per rassicurare un fronte interno scosso dall’operazione Epic Fury. Invece, il nulla. Solo testi scritti letti al telegiornale da uno speaker. Le ipotesi sul tavolo della CIA e condivise dal Mossad sono tre, tutte ugualmente esplosive: Mojtaba era presente al momento dell’attacco che ha ucciso il padre. Se non è morto, potrebbe essere rimasto gravemente ferito o sfigurato. Un leader “imperfetto” fisicamente è un tabù per l’iconografia del potere sciita.
Con Israele che ha dimostrato di poter colpire ovunque, dai bunker di Isfahan alle residenze di Teheran, Mojtaba potrebbe essere stato sepolto vivo in un tunnel per ordine della sua scorta, i Pasdaran, per evitare che la dinastia finisca sotto un drone prima ancora di iniziare.
Il colpo di stato bianco: Questa è l’ipotesi che più spaventa le cancellerie. I vertici dell’IRGC (i Guardiani della Rivoluzione) potrebbero aver “congelato” Mojtaba, usandolo come un paravento di legittimità mentre assumono collegialmente il controllo totale del Paese e dello sforzo bellico.
A Washington, il presidente Trump non nasconde lo scetticismo. Se non c’è un interlocutore reale, con chi si negozia? O, peggio, chi ha il dito sul grilletto delle rappresaglie? La mancanza di una catena di comando visibile aumenta il rischio di errori di calcolo fatali. Senza un volto a Teheran, l’Iran diventa una “scatola nera” dove le fazioni più radicali dei Pasdaran possono agire senza il freno – seppur minimo – della teocrazia tradizionale.
Mentre i satelliti americani scrutano ogni movimento attorno alle cliniche d’élite della capitale iraniana, il sospetto resta: il “mistero Mojtaba” non è solo una questione di salute, ma il segnale che il regime, così come lo abbiamo conosciuto per quarant’anni, potrebbe essere già mutato in qualcos’altro. Forse, in una giunta militare che non ha più bisogno di mostrare il suo vero volto.





