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Il diritto di votare, il dovere di non essere prevenuti

Il Foglio commenta una esternazione sul referendum del magistrato Nino Di Matteo. Il quotidiano diretto da Claudio Cerasa scrive: Non è reato essere massoni, né votare Si Di Matteo e l’inaccettabile demonizzazione di chi la pensa diversamente I l magistrato Nino di Matteo, nel corso della presentazione del libro di Marco Travaglio “Perché no”, ha ripetuto, aggravandole, le dichiarazioni incendiarie del suo collega Nicola Gratteri. Ha detto che “voteranno sì i massoni, i grandi architetti del sistema corruttivo, i mafiosi”. C’è qualcosa di inquietante se un magistrato in attività pretende di arrogarsi il diritto di condannare preventivamente, quasi fosse sacerdote di una verità rivelata, cittadini che, come i massoni, esercitano liberamente la libertà di associazione garantita dalla Costituzione. La massoneria non è la P2, alla quale peraltro aderirono, inconsapevolmente delle sue tare, molte persone perbene. E’ invece un’associazione che sostiene legittimamente opinioni che, se anche non piacciono a Di Matteo, non possono essere indebitamente criminalizzate: soprattutto da chi dovrebbe sapere che la legge è eguale per tutti, non per quasi tutti, cioè a eccezione di quelli che non gli piacciono. Condurre una campagna elettorale in questo modo al limite del calunnioso, cercando di far credere che chi vota in modo diverso da quello sostenuto dai magistrati (non da tutti peraltro, ce ne sono molti che vedono nella riforma lo strumento per emanciparsi dalla dittatura delle correnti) si associa ai criminali, è inaccettabile. Non si tratta di un errore o di un eccesso, è proprio il metodo di demonizzare l’elettorato che non condivide le proprie posizioni, un metodo che contraddice in primo luogo il dovere di imparzialità che dovrebbe caratterizzare il comportamento dei magistrati. Si cerca di rendere difficile quello che dovrebbe essere, invece, un confronto elettorale: la discussione nel merito di una riforma costituzionale approvata dal Parlamento, che non è una adunata faziosa di corrotti e massoni, ma espressione della sovranità popolare. Anche dopo il referendum la carica polemica estremista di alcuni magistrati resterà, e farà crescere la sensazione che gli atteggiamenti pregiudiziali di alcuni magistrati siano un danno alla credibilità della stessa magistratura”.

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