“Il Diamante è nostro e deve stare in Toscana”, la campagna di Giani e Manetti
E’ a ragione veduta che la Regione Toscana ha preso parte da protagonista, a pieno titolo, alla vicenda del Diamante Fiorentino. “La Toscana – come sottolinea l’assessora alla cultura Cristina Manetti- è infatti l’unica regione italiana ad aver mantenuto pressoché intatta la propria conformazione geografica rispetto all’antico territorio granducale cui Anna Maria Luisa de’ Medici, Elettrice Palatina, si riferiva esplicitamente nel vincolare il patrimonio artistico della dinastia ‘per ornamento dello Stato, utilità del pubblico e per attirare la curiosità dei forestieri’ Ed è proprio questo vincolo territoriale – ha proseguito Manetti- e di collocamento che sta a cuore alla Regione Toscana, nel più autentico rispetto delle volontà dell’ultima dei Medici. Una prospettiva che è cosa diversa dall’interpretazione incentrata esclusivamente sulle questioni di nuda proprietà del gioiello, senza tuttavia considerare che l’Elettrice Palatina subordinò la cessione dei beni dinastici a Francesco Stefano di Lorena e ai suoi successori all’unica condizione che essi non fossero mai allontanati da Firenze e dalla Toscana”
L’assessora alla cultura ribadisce inoltre l’importanza di tenere conto dei rapporti intercorsi tra Zita di Borbone-Parma e il governo italiano nel 1929, quando l’ex imperatrice accettò la restituzione del Breviario di Ercole d’Este, ma rivendicò invece il «possesso e la libera disposizione» del Diamante Fiorentino, confermando così la complessità storica e giuridica della vicenda.
La legittima azione dello Stato volta all’individuazione del proprietario giuridico del bene prescinde, in ogni caso, dalla questione della collocazione ed esposizione del Diamante in Toscana, come ribadito dal presidente Eugenio Giani (nella foto).
“Nel suo insieme, la storia del Diamante Fiorentino racconta la trasformazione di una gioia sovrana toscana in bene dinastico imperiale e, successivamente, in oggetto conservato in ambito privato. Ciò che resta immutato è il suo profondo legame con il territorio della Regione Toscana e con la sua storia, tanto medicea quanto asburgo-lorenese.” A dichiararlo è Samuele Lastrucci, direttore del Museo de’ Medici e mediatore dei rapporti con l’arciduca Carlo d’Asburgo-Lorena per conto della Regione Toscana.






