Il crepuscolo di Andrea, segreti di Stato e l’ombra di Epstein
Ariel Piccini Warschauer.
Non è più solo una questione di reputazione, di titoli revocati o di esilio dai balconi dorati di Buckingham Palace. Per Andrea di York, il “figlio prediletto” di Elisabetta II, l’abisso si è spalancato sotto forma di un fascicolo della polizia della Thames Valley. L’accusa, se confermata, è di quelle che scuotono le fondamenta stesse delle istituzioni britanniche: aver trasformato il proprio ruolo di inviato commerciale del Regno in un passe-partout per condividere segreti di Stato con Jeffrey Epstein.
Il dossier: quando il commercio diventa spionaggio
Al centro dell’indagine ci sono gli anni tra il 2001 e il 2011. In quel decennio, Andrew Mountbatten-Windsor ha girato il mondo come “Special Representative” per il commercio e gli investimenti. Un ruolo che gli garantiva l’accesso ai dossier più sensibili del governo e a colloqui riservati con capi di Stato e Ceo di multinazionali. L’ipotesi investigativa, che la polizia sta valutando con estrema cautela ma altrettanta fermezza, è che il Duca abbia passato rapporti classificati al finanziere americano, condannato per abusi sessuali e morto suicida (o “suicidato”, secondo i complottisti) nel 2019.
Se venisse provata una “violazione sistematica della fiducia pubblica”, la legge britannica non fa sconti: la pena massima prevista è l’ergastolo. Un’eventualità che fino a pochi anni fa sarebbe apparsa come fantapolitica, ma che oggi, in una Gran Bretagna che non perdona più i privilegi della “Ditta”, appare come uno scenario concreto.
Il muro di Carlo: “Nessuno è sopra la legge”
A segnare la svolta è però la posizione di Re Carlo III. Per la prima volta nella storia moderna, il sovrano ha fatto sapere, tramite fonti vicine a Palazzo, che non porrà alcun ostacolo alle indagini. È il definitivo tramonto della protezione regale. A differenza del Monarca, infatti, Andrea non gode dell’immunità: può essere interrogato, processato e, in ultima istanza, condannato a una pena detentiva.
“È un momento senza precedenti”, spiegano gli esperti legali interpellati. “Se la polizia decidesse di procedere, potremmo assistere a un processo ‘Re contro Principe’, un fratello contro l’altro, con lo Stato che agisce per tutelare la propria sicurezza nazionale contro un membro della propria famiglia reale”.
Il bivio della giustizia britannica
La pressione dell’opinione pubblica è un fattore che Scotland Yard e la Thames Valley non possono ignorare. Dopo anni di scandali legati alla figura di Epstein, il pubblico chiede trasparenza. Jennifer Obaseki, nota penalista londinese, avverte: “Se non si agisse con decisione, il segnale sarebbe devastante: chiunque si sentirebbe autorizzato a divulgare documenti classificati se persino un Reale può farlo restando impunito”.
Mentre Andrea continua a proclamarsi estraneo a ogni illecito, la sua residenza di Royal Lodge appare sempre più simile a una gabbia dorata che precede quella, ben più angusta, di una prigione di Sua Maestà. Il tempo delle interviste giustificative è scaduto. Ora a parlare saranno i documenti, le mail e i flussi di informazioni che per dieci anni sono passati dalle scrivanie del governo alle mani del “Principe decaduto”. E, forse, da lì a quelle di Epstein.


