Il Comune di Lucca ricorda l’esploratore Carlo Piaggia
Roberto Pizzi.
Alla presenza del Vicesindaco e degli assessori alla cultura e alla toponomastica del Comune di Lucca la mattina del 14 febbraio in via Fillungo (la principale via della città, antico cardo dell’impianto urbano romano), è stato collocata un cartello in metallo che ricorda la casa in cui visse l’ultimo periodo della sua vita l’esploratore lucchese Carlo Piaggia. Da qui partì per l’ultimo viaggio verso la sua amata Africa, dove avrebbe trovato la morte. Ci auguriamo che questa iniziativa sia solo un inizio per altri momenti futuri dedicati alla memoria di questo straordinario esploratore lucchese, per il quale merita spendere una sintesi sulla sua generosa esistenza.
Carlo Piaggia era nato a Badia di Cantignano, nella campagna lucchese, il 14 gennaio 1827. In seguito ad una serie di sventure familiari decise di recarsi in Africa, terra alla quale restò legato profondamente per tutta la vita. Qui, dal 1851 al 1859, esercitò svariati mestieri: tappezziere, giardiniere e legatore di libri, cappellaio, verniciatore di carrozze, armaiolo e imbalsamatore di uccelli (era un ottimo cacciatore). Imparò anche il francese e l’arabo. Con tali disparate attività si guadagnò da vivere ed anche quel tanto che gli permise di compiere avventurosi viaggi. Il giovane lucchese trasferì in quelle terre il suo desiderio di sapere, studiando gli uomini e la cultura di quei luoghi, nonché la natura africana. Dopo circa 8 anni di assenza ritornò in Italia nel febbraio del 1859, ripartendone dopo poco per compiere altre esplorazioni insieme al marchese Orazio Antinori, ornitologo e naturalista, costretto all’esilio per la sua fede mazziniana e per la partecipazione alla Repubblica Romana del 1849. Il suo secondo viaggio ebbe come momento focale la spedizione fra gli Azande (1863-1865) nel West Equatoria; in quelle zone inesplorate e inospitali compì l’impresa per cui va più celebre, avvicinando la temutissima tribù dei Niam-Niam, considerati feroci cannibali. Si trattenne fra costoro per un anno e mezzo e fu il primo europeo che indicò la via per raggiungere quei luoghi “pieni di favole e paure”. Il terzo viaggio fu compiuto dall’esploratore lucchese dal 1871 al 1876, risalendo il Nilo Bianco fino al lago Kioga (Uganda) per poi spostarsi in Etiopia, trattenendosi a lungo sulle rive del Lago Tana.
Nella primavera del 1877 tornò per la seconda volta a Lucca. In quell’occasione, l’Accademia lucchese lo annoverò tra i propri soci, la Società Geografica italiana gli conferì la medaglia d’oro ed il Governo la croce di Cavaliere; fu anche ricevuto in udienza privata, a Roma, nel 1878, dal Re Umberto I che, fra l’altro, lo fornì di danaro per un quarto viaggio. L’esploratore si preparava ad una nuova partenza, dalla quale, purtroppo, non sarebbe più tornato a causa della sua salute, minata dalle fatiche, dai disagi sopportati e dalle febbri contratte in Africa. Ripartì nel maggio del 1878 per raggiungere il 3 settembre Kartoum, base di partenza per un’ esplorazione verso il sud, che dovette rimandare per una malattia. Dopo aver ripreso un po’ di forze si mise in viaggio la sera del 24 dicembre 1881 e raggiunse Karkog (Carcoggi), sul Nilo Azzurro, ma lì, stremato, morì il 17 gennaio 1882. Aveva espresso il desiderio di non essere sepolto nel cimitero di Kartoum, dove, diceva, vi erano “troppi avventurieri e schiavisti” e fu perciò sepolto ai piedi di un grosso albero a Carcoggi.
I giornali lucchesi dell’epoca esaltarono le sue imprese ed il mondo progressista della città lo assunse come campione di libertà e di umanità, essendo Piaggia sostenitore dell’uguaglianza fra i popoli e schierato nella lotta allo schiavismo alla quale partecipò insieme a Romolo Giessi (1831-1881), anch’egli esploratore ed esperto militare, comandante in una memorabile guerra contro i mercanti di carne umana africani. Entrambi furono in contatto col mitico Gordon Pascià (Charles George Gordon, 1833 –1885), il generale britannico diventato romanticamente un eroe popolare per la guerra contro lo schiavismo che aveva condotto in prima persona e pagato con la vita, il quale ispirò il film “Khartoum”, del 1966, interpretato da Charlton Heston. Piaggia denunciò anche le caratteristiche strutturali del colonialismo i cui modelli di civiltà imposta dall’alto avrebbero avvelenato, secondo la sua intuizione di autodidatta, la vita dei popoli africani. Il suo invito a risvegliare le energie locali indigene e a privilegiare l’agricoltura a scapito dell’industrializzazione forzata, metodo opposto a quello praticato dal colonialismo vecchio e nuovo, sembrò un modello moderno e lungimirante anche al noto critico d’arte Carlo Ludovico Ragghianti il quale vi intravide “un gradualismo senza violenze distruttive, sradicamenti e sconvolgimenti” basato sullo strumento dell’educazione, che a suo giudizio era “un’idea mazziniana che non per caso si troverà in Ghandi”.
Anche il mondo massonico lucchese lo iscrisse idealmente nel suo universo, per la inquieta figura di eterno viandante, e per i valori di umanità e giustizia da lui incarnati. Nei vari comitati che si prodigarono per le sue onoranze figurarono i nomi di vari appartenenti alle logge cittadine attivi anche nell’iniziativa che portò all’installazione nel loggiato di Palazzo Pretorio di una targa dedicata all’esploratore, che sottostava ad un piccolo busto raffigurante la sua persona. Tale monumento venne inaugurato forse non a caso proprio il XX Settembre del 1896 e vi fu chi vide in esso l’aggiunta di un segmento ad uno dei due lati di un ideale triangolo (simbolo caro alla Libera Muratoria), i quali partendo dal vertice rappresentato dalla statua del Burlamacchi, posta nella Piazza di San Michele, si congiungevano poi ad un terzo lato culminante con la statua di MatteoCivitali situata nel mezzo del loggiato.





