Il Codice Rockefeller, così la Trilaterale ha lavato i peccati Jeffrey Epstein
Ariel Piccini Warschauer.
C’è un’immagine, nel faldone delle nuove deposizioni desecretate dal Dipartimento di Giustizia, che più di ogni altra restituisce il senso del potere di Jeffrey Epstein: non è una foto scattata su un’isola privata, ma un invito ufficiale. Quello della Commissione Trilaterale. Per anni ci siamo chiesti come un ex trader di Bear Stearns, senza laurea e con un passato nebuloso, avesse potuto scalare le vette del potere globale. Oggi la risposta è scolpita nei documenti del 2026: Epstein non ha forzato la porta; gli sono state consegnate le chiavi da David Rockefeller in persona.
Il lasciapassare dei “Grandi”
Per i complottisti, la Trilaterale è il governo ombra; per Epstein, era molto più banalmente un’agenzia di pulizia d’immagine. I documenti del DOJ confermano che negli anni ’90, il finanziere ottenne lo status di membro effettivo. Sedeva accanto a ex direttori della CIA, capi di Stato e giganti dell’industria. In un video inedito con Steve Bannon, che abbiamo potuto visionare, Epstein liquida la democrazia con una frase che gela il sangue: “I politici sono transitori, vanno e vengono. Gli uomini d’affari sono la stabilità”.
Questa “stabilità” era il suo scudo. Il bollino di Rockefeller gli serviva da passaporto diplomatico: era la garanzia di rispettabilità che permetteva a premi Nobel e miliardari della tecnologia di salire sul “Lolita Express” senza porsi domande. Se la Trilaterale ti accetta, sei intoccabile.
Il catalogo umano della Rockefeller University
Se la Commissione forniva la copertura politica, la Rockefeller University era il suo “laboratorio”. Le nuove carte rivelano un dettaglio sinistro: Epstein non finanziava la scienza per filantropia, ma per una sorta di ossessione eugenetica. Usava il campus dell’Upper East Side come un terreno di caccia.
Secondo le deposizioni dei testimoni, i suoi “salotti intellettuali” erano trappole meticolose. Invitava scienziati di fama mondiale, ma pretendeva la presenza di giovani ricercatrici, con la scusa di voler sostenere le “donne nelle STEM”. In realtà, cercava pareri tecnici su come “inseminare l’umanità” con il proprio DNA nel suo ranch nel New Mexico. Una visione messianica e predatrice che la scienza ufficiale ha accettato in cambio di assegni a sette cifre.
La lista dei complici del silenzio
I registri bancari allegati ai file del 2026 non lasciano spazio a interpretazioni. La rete era fitta e trasversale: • Ehud Barak: L’ex premier israeliano, i cui incontri con Epstein per “questioni tecnologiche” erano sistematici.
• Leon Black: Il fondatore di Apollo Global, che ha versato a Epstein oltre 150 milioni di dollari per consulenze fiscali, alimentando una fortuna che serviva a oliare il sistema.
• Larry Summers e Bill Gates: Nomi che continuano a comparire nelle mail del DOJ, a testimonianza di una frequentazione che andava ben oltre la semplice cortesia istituzionale.
Il silenzio di un sistema
Nel video con Bannon, il contrasto è quasi teatrale. L’ideologo della destra populista incalza il predatore sul suo desiderio di “farsi Dio” comprando i geni altrui. La risposta di Epstein? Un silenzio glaciale, interrotto solo dal rumore di un sorso di tè.
Quel silenzio è il simbolo di un’epoca in cui l’etica è stata barattata con algoritmi finanziari e promesse di immortalità biologica. La caduta di Epstein non è solo la storia di un criminale, ma il processo a un sistema che ha preferito non vedere, pur di sedere al tavolo dei padroni del mondo. Il “Bollino Rockefeller” non era solo un marchio di prestigio: era la licenza di essere mostruosi rimanendo invisibili.


