I Giochi nel mirino degli hacker, massiccio attacco sul fronte del conflitto ibrido
Ariel Piccini Warschauer.
Non c’è pace per i Cinque Cerchi. Mentre l’Italia si interroga sui ritardi dei cantieri e sulla sostenibilità ambientale delle opere montane, un’altra minaccia, più immateriale ma non meno concreta, si abbatte sulle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026. Una pioggia di bit, orchestrata con precisione chirurgica, sta investendo in queste ore l’intera infrastruttura digitale dell’evento. Non è un guasto tecnico, ma un’aggressione politica: una campagna ostile di tipo DDoS (Distributed Denial of Service) lanciata dal gruppo hactivista filorusso NoName057(16).
I bersagli: non solo sport
L’allarme, confermato dagli analisti di Yarix (Var Group), delinea un perimetro d’attacco molto vasto. Non sono stati colpiti solo i siti istituzionali, ma l’intero “ecosistema” olimpico. E’ stato l’ hospitality ufficiale: il portale dedicato all’accoglienza di migliaia di visitatori e delle delegazioni internazionali. Il portale del Coni: la memoria e il cuore operativo dello sport italiano. E poi sono stati colpiti i Comitati stranieri: l’attacco si è esteso anche alle piattaforme di nazioni estere, confermando la natura transnazionale dell’offensiva.
L’obiettivo è il “blackout” informativo: saturare i server per rendere i siti irraggiungibili, creando caos logistico e un danno d’immagine a livello internazionale.
La guerra ibrida corre su Telegram
Il collettivo NoName057(16) non agisce nell’ombra, ma rivendica con orgoglio le proprie azioni sui canali social, in particolare su Telegram. Qui, la propaganda si mescola alla tecnica: il gruppo incita i propri seguaci a colpire i nodi nevralgici dell’evento italiano, considerato un bersaglio simbolico per il sostegno del nostro Paese all’Ucraina.
Siamo di fronte alla cosiddetta “guerra ibrida”, dove il campo di battaglia non è più solo fisico, ma si sposta sui server e sulle reti che reggono la nostra quotidianità. Colpire le Olimpiadi significa colpire un simbolo di fratellanza tra i popoli, trasformando un momento di festa in uno strumento di pressione politica.
La risposta dello Stato
L’Intelligence italiana è già scesa in campo. Gli esperti del comparto sicurezza e dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) sono al lavoro per innalzare i “muri di fuoco” digitali e mitigare gli effetti dell’attacco. Resta però il tema della fragilità di un sistema Paese che, pur puntando sulla digitalizzazione, deve fare i conti con avversari sempre più aggressivi e coordinati. “L’attività di monitoraggio ha intercettato riferimenti operativi precisi”, spiegano gli analisti. “Vengono incoraggiate azioni di disturbo verso siti commerciali e sportivi, cercando di colpire laddove la difesa è meno densa”.
Una sfida di civiltà
Oltre la tecnica, resta una riflessione etica. Lo sport, che per sua natura dovrebbe sospendere i conflitti, viene oggi preso in ostaggio dalla geopolitica digitale. Proteggere Milano-Cortina 2026 significa oggi, più che mai, difendere non solo un database o una piattaforma di biglietteria, ma il diritto alla libera partecipazione a un evento che appartiene al mondo intero.




