Human Care Room, all’ospedale di Arezzo i parenti possono stare con i loro cari senza limiti di tempo
“La mamma era un vulcano”. Francesca, respira, l’istante che serve per sciogliere il nodo in gola. Madera Rita Donnini se n’è andata da una manciata di giorni, a 78 anni. Un tumore al polmone non le ha dato scampo: tutto è precipitato in un mese e mezzo. Eppure in tanto dolore, l’amore che ha saputo dare alla sua famiglia, l’aiuto alle persone in difficoltà sono la diga alla disperazione, la traccia che ha lasciato. La Nazione racconta una storia che presenta un aspetto positivo, l’Human Care Room.
E nello strazio della perdita, c’è un incontro che ha reso tutto sopportabile. Francesca lo vuole testimoniare per chi si troverà a fare lo stesso percorso, “perché ciò che fa la differenza è come vieni accolto e seguito in ospedale”. Madera è stata ricoverata nel reparto di Pneumolgia e Terapia intensiva polmonare diretto da Raffaele Scala “che ci ha accolto con grande umanità e professionalità insieme a tutto il suo staff. La comunicazione chiara, discreta, nella gravità della situazione ci ha permesso di affrontare con coraggio gli ultimi giorni di mia mamma nella stanza dedicata. Con lo zio Paolo, fratello di mamma e legatissimo a lei, e gli altri familiari le siamo rimasti accanto fino all’ultimo respiro: sono stati momenti veramente importanti, attimi preziosi che abbiamo potuto vivere con lei che era la roccia, il perno per tutti noi. E aver costatato che il suo percorso è stato accompagnato da tanta attenzione, delicatezza e rispetto, è per noi un conforto autentico”.
Si chiama Human Care Room ed è uno spazio “privato” all’interno del reparto dove i pazienti al termine della vita condividono l’ultimo miglio insieme ai familiari, senza limiti di orari. Uno spazio intimo, dove la professionalità di medici e infermieri si incrocia con l’umanità nell’ultimo miglio di un’esistenza. “Ci siamo sentiti accolti, seguiti, confortati e supportati. Durante la notte accanto alla mamma le infermiere si preoccupavano se avevo mangiato, se avevo bisogno di una coperta. Mi hanno incoraggiato, quasi preparato a ciò che sapevamo sarebbe successo. La mamma è stata trasferita nella stanza-hospice il mercoledì e sabato se n’è andata ma noi abbiamo potuto farle sentire il nostro affetto e la nostra cura”.
Madera era “un vulcano”, ripete Francesca, che destinerà le offerte raccolte al funerale all’associazione Respiro Vita che supporta la Pneumologia del San Donato. Di lei racconta: “Era cancelliera al tribunale di Sansepolcro, un lavoro impegnativo che faceva con rigore e poi si dedicava alla famiglia e alle persone in difficoltà. Ne ha aiutate moltissime; era l’anima e il motore della frazione di Sansepolcro dove viveva, Santa Fiora, coadiuvata e supportata dalle altre persone della Pro loco. Insieme hanno organizzato cene di beneficenza, commedie teatrali, e il ricavato era destinato all’asilo parrocchiale. Mi ha trasmesso valori fondamentali e indicato la strada da seguire, le persone da ascoltare e da aiutare”.
E forse non è un caso che Francesca abbia scelto di essere un’insegnante di sostegno, dedicata ai bambini in difficoltà. “Ha finanziato gli studi di mia figlia Valentina, che a breve consegue la specializzazione in Economia e Finanza alla Cattolica di Milano: era l’orgoglio di nonna. Mamma aspettava questo giorno con gioia, ma so che sarà lì, insieme a noi”.





