Harry contro il Daily Mail: “Ha trasformato la vita di Meghan in un inferno”
di Ariel Piccini Warschauer.
Il momento che la cronaca internazionale attendeva è arrivato con ventiquattr’ore di anticipo, quasi a sottolineare l’urgenza di una verità troppo a lungo soffocata. In un’aula di tribunale carica di elettricità, il Principe Harry si è trovato faccia a faccia con il suo avversario di sempre: la stampa scandalistica britannica.
Il processo contro l’editore del Daily Mail non è solo una battaglia legale; è l’atto finale di una catarsi pubblica che vede il Duca di Sussex lottare per la sua dignità e quella della sua famiglia.
La trappola del tempo
Gli avvocati della difesa hanno tentato la mossa del ko psicologico: riducendo la durata del loro intervento, hanno costretto Harry a salire al banco dei testimoni prima del previsto. Una strategia mirata a destabilizzarlo, secondo fonti vicine ai legali del Principe. Ma Harry, entrato in aula con una bottiglia d’acqua e lo sguardo teso verso i giornalisti presenti, non si è lasciato intimidire. Dopo aver giurato sulla Bibbia, ha dato inizio a una deposizione che è già storia.
Il tramonto del “Never Complain, Never Explain”
Per decenni, Harry è stato l’erede di un dogma reale immobile: mai lamentarsi, mai spiegare. «Ero condizionato ad accettarlo», ha ammesso con una sincerità disarmante. Il Principe ha descritto una giovinezza segnata dalla paranoia, in cui ogni amico o guardia del corpo diventava un potenziale traditore. Solo oggi, con la distanza e la consapevolezza, Harry punta il dito contro i metodi illeciti — intercettazioni, intrusioni e manipolazioni — che avrebbero violato la sua privacy dal 2001 al 2013.
«Sedermi qui e rivivere tutto questo, sentendoli sostenere che non ho diritto alla privacy, è semplicemente disgustoso.»
L’eredità di Diana e lo scudo per Meghan
Il filo rosso che lega la sua testimonianza è, inevitabilmente, quello materno. Harry ha parlato del suo impegno contro i tabloid come di un “dovere pubblico” ereditato da Lady Diana.
La vera svolta, però, è avvenuta nel 2016. Con l’inizio della relazione con Meghan Markle, Harry ha visto i fantasmi del passato tornare a perseguitarlo: attacchi feroci, intrusioni costanti e una sfumatura razzista che non poteva più essere ignorata. «Ero turbato dall’assenza di misure prese contro la stampa», ha dichiarato, spiegando come il silenzio dell’Istituzione lo abbia spinto a una rottura definitiva.
Una voce rotta dall’emozione
Il momento più toccante dell’udienza è coinciso con il ricordo degli amori passati, come quello con Chelsy Davy, naufragato sotto il peso insostenibile dell’essere “braccati”.
In chiusura di contro-interrogatorio, la voce di Harry ha tradito un’emozione profonda. Ha parlato di vite “commercializzate”, di telefonate intercettate e di documenti falsificati solo per sapere dove si trovasse. La sua conclusione è stata un grido di protezione verso la donna che ha scelto di avere accanto: «Hanno reso la vita di mia moglie un vero inferno».
Harry non chiede solo giustizia legale; chiede la fine di un sistema che, a suo dire, si arroga il diritto di controllare la vita privata dei cittadini. La sua non è più la ribellione di un principe scapestrato, ma la missione di un uomo che ha deciso che il prezzo del silenzio era diventato troppo alto.





