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Hamas, la fine di Abu Obeida e l’incognita della successione

di Ariel Piccini Warschauer.

Dopo mesi di speculazioni e di silenzio mediatico, Hamas ha confermato la morte di Abu Obeida, il portavoce delle Brigate Ezzedin al-Qassam che per oltre vent’anni è stato il volto – seppur coperto dalla kefiah – della propaganda militare del gruppo. L’eliminazione, avvenuta lo scorso agosto durante un raid mirato israeliano condotto tramite l’ utilizzo di droni, segna la fine di un’era per la comunicazione del movimento terroristico palestinese.

Abu Obeida, identificato dall’intelligence israeliana come Samir al-Kahlout, non era solo un annunciatore di bollettini di guerra. Dalla crisi del soldato Gilad Shalit nel 2006 fino all’attacco del 7 ottobre 2023, la sua figura ha incarnato la resistenza psicologica di Hamas. La sua capacità di influenzare l’opinione pubblica araba e di condurre una “guerra dei nervi” contro Israele lo aveva reso un obiettivo primario del Mossad e dello Shin Bet.

La conferma della sua morte solleva interrogativi critici sulla struttura di comando di Hamas: Nonostante l’annuncio del decesso, l’organizzazione non ha ancora rivelato ufficialmente il nome di un successore definitivo. Gli analisti suggeriscono che Hamas stia transitando verso una gestione più collegiale della comunicazione per evitare che nuovi profili diventino bersagli immediati per i droni israeliani. Circola un video in cui un uomo a volto coperto, presentato come il nuovo portavoce, rende omaggio al predecessore senza però fornire indicazioni chiare sulla linea strategica futura.

L’uscita di scena di Abu Obeida avviene in un momento di estrema fragilità per Hamas, con la leadership politica decimata e una pressione militare costante su Gaza. Per Israele, si tratta di una vittoria simbolica di alto livello, che punta a smantellare l’apparato propagandistico costruito attorno alla “resistenza”. Tuttavia, la domanda rimane: la scomparsa del volto pubblico di Hamas accelererà il collasso del gruppo o spingerà l’ala militare verso una clandestinità ancora più radicale e imprevedibile?

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