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Guerriglia a Torino, le reazioni della politica e la solidarietà all’agente preso a martellate

Ariel Piccini Warschauer.

Il pretesto è lo sgombero del centro sociale Askatasuna, la realtà è una giornata di pura guerriglia urbana nel cuore di Torino. Sabato di sangue e violenza cieca, dove i “soliti noti” dell’antagonismo militante hanno trasformato il centro città in un campo di battaglia. Il bilancio è drammatico: 11 agenti feriti, una camionetta della Polizia data alle fiamme e un poliziotto di 29 anni accerchiato e pestato con una ferocia che poco ha a che fare con il diritto di manifestare.

Il pestaggio del poliziotto: un atto infame

L’immagine che gela il sangue è quella di un agente del Reparto Mobile di Padova, padre di un bambino, rimasto isolato durante gli scontri in corso Regina Margherita. Il video, circolato rapidamente sui social, mostra il “branco” in azione: l’agente, privo di casco, viene circondato da un gruppo di incappucciati che lo colpiscono ripetutamente, anche quando è a terra, con martellate, calci e pugni. Solo l’intervento provvidenziale di un collega ha evitato un esito fatale. L’agente è ora in ospedale con contusioni multiple; non è in pericolo di vita, ma è il simbolo di una violenza programmata contro chi indossa una divisa.

Bombe carta e giornalisti nel mirino

La manifestazione, partita da Porta Nuova, ha mostrato fin da subito il suo volto eversivo. Dietro lo striscione di testa, circa 5.000 antagonisti hanno lanciato un assalto coordinato contro le forze dell’ordine: Un lancio fittissimo di bombe carta e pietre ha investito i cordoni di sicurezza. Una camionetta della Polizia è stata colpita e incendiata; sulla carreggiata sono divampati roghi per impedire l’avanzata degli idranti. Anche l’informazione è finita nel mirino. La troupe del programma Rai Far West, con la giornalista Bianca Leonardi, è stata brutalmente aggredita e messa in fuga da gruppi di violenti con il volto coperto.

Meloni e Piantedosi: «Nessuno sconto»

La risposta del governo è unanime e durissima. Il Premier Giorgia Meloni non usa mezzi termini:

«Quanto accaduto è grave e inaccettabile. Non siamo di fronte a manifestanti, ma a soggetti che agiscono come nemici dello Stato. La Magistratura faccia la sua parte perché non si ripetano episodi di lassismo».

Le fa eco il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che punta il dito contro le coperture ideologiche di chi ancora difende i centri sociali occupati: «Questi squadristi rossi confermano l’urgenza di nuovi strumenti normativi. Vedremo chi, in Parlamento, starà veramente dalla parte dello Stato e chi a chiacchiere». Anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha fatto sentire la sua voce telefonando al Ministro per esprimere solidarietà agli agenti aggrediti.

L’impunità deve finire

Mentre gli antagonisti rivendicano la “piazza” al grido di «siamo solo all’inizio», Torino conta i danni. Resta l’amarezza per l’ennesima dimostrazione di come una parte della sinistra radicale consideri il territorio cittadino una zona franca dove tutto è permesso. Ma stavolta la linea del Governo è chiara: la difesa della legalità non è una provocazione, è un dovere. Lo Stato non può arretrare davanti ai martelli e alle bombe carta. 

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