Giani maramaldeggia, Funaro si irrita e Tommaso Ciuffoletti fa qualche ipotesi sul perché
Tommaso Ciuffoletti non le manda a dire al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani (nella foto) e sui social scrive un commento tanto ironico quanto velenoso. Eccolo: “Come noto, io non capisco nulla di politica. Eppure nei giorni scorsi avete letto qui del Giani che ha mollato gli ormeggi e da Presidente di Regione punta a Palazzo Vecchio (secondo alcuni, previa copertura romana ottenuta in fase di trattative sulla giunta regionale). Ora arriva la chiacchierata con Vespa, in cui Giani si spinge oltre e si esprime con una certa crudeltà sulla gestione dell’urbanistica fiorentina (presente e passata). E qui siamo di fronte ad una serie di sgrammaticature da parte di Giani, che francamente mi hanno sorpreso non poco”.
Prosegue: “La prima è quella istituzionale: un Presidente di Regione che interviene nelle vicende urbanistiche di un Comune è cosa poco opportuna. La seconda è politica: lui e Funaro sono membri dello stesso partito. La terza è personale: il Giani che la mattina delle elezioni corre a vedere cosa succede a Manetti sulla famosa corsia d’accelerazione e poi si reca con lei dalla Prefetta per informarsi su come fare ricorso contro la multa, sembrava uomo accorto e premuroso, pronto a soccorrere qualcuno in difficoltà. E invece quello stesso, così solerte nel soccorrere una donna (che pure non pare ne avesse particolare bisogno), stavolta di fronte ad una donna in difficoltà si adopera per peggiorarne la situazione”.
Prosegue Ciuffoletti: “Perché il punto, ripeto quanto già scritto, è prettamente politico. Funaro manca ormai di una sponda politica nel partito, dato che Dario Nardella ha ritenuto più conveniente per sé, tenersi lontano per un po’ dalle vicende fiorentine. Il venir meno di una sponda politica, abbinata alla non brillantezza della giunta nel suo complesso, ad un profilo personale di Funaro che non riesce a sopperire con la personalità e il carisma alle carenze della sua squadra ed infine ad una fase molto delicata sia sul fronte dell’urbanistica che della mobilità cittadina, rendono questa amministrazione e la sindaca in particolare, molto debole. Giani ha così deciso di partire con una lunga campagna elettorale. E di farlo dalla guida di un’istituzione. E di farlo ai danni di un’esponente del suo stesso partito“.
Vi ricorda qualcuno? si chiede Tommaso Ciuffoletti e scrive: “Matteo Renzi nel 2007 avviò la sua campagna di avvicinamento alle primarie del csx che nel Febbraio 2009 lo incoronarono candidato sindaco dello schieramento che poi vinse quelle amministrative. Fu una lunga campagna elettorale. La fece da Presidente della Provincia. La fece non solo contro l’allora sindaco Domenici, ma contro l’intera classe dirigente postcomunista di questa città. E vinse. Le similitudini effettivamente ci sono, ma alcune sono più di superficie che di sostanza. Giani non è il Renzi del 2008 e vederlo nelle vesti del rottamatore fa francamente sorridere. È tuttavia vero che non è solo la sindaca Funaro ad essere in difficoltà, ma tutto il sistema di potere (sia detto in termini eminentemente politici, qui e di seguito) che aveva costruito l’ex sindaco Nardella. Perché Nardella è sempre stato bravissimo a farsi sottovalutare e a lasciar credere ai faciloni che la sua fosse la vicenda di uno bravo solo a stare all’ombra di Renzi. Col cavolo. Nardella aveva le sue relazioni, il suo consenso, il suo (ribadisco in termini politici) sistema di potere, e questo da ben prima di succedere a Renzi come sindaco. Il tramonto del sistema di potere e consenso costruito negli anni da Nardella in città è la vera occasione che Giani vede, perché non c’è nessuno attrezzato, al momento, per sostituirvisi. Non c’è nella maggioranza di csx e non c’è, figuriamoci, nell’opposizione di cdx”.
Continua Ciuffoletti: Giani non credo voglia rottamare quel sistema, ma sostituirvisi semmai, laddove possibile, come referente. Peraltro già oggi la sua rete di consenso in città si sovrappone in alcuni casi con quella di Nardella. L’operazione ha un senso politico indubbio. C’è un punto però. Giani è partito davvero tanto in anticipo. Troppo. Di norma tutto questo anticipo non giocherebbe a favore di Giani e mi pare un errore grossolano, per un politico esperto come lui, non considerare la cosa. Tanto grossolano da fare sospettare quasi che intuisca qualcosa che io non riesco a intuire sul destino della sindaca Funaro. Forse un suo prossimo cedimento personale? Forse un logorio che ormai è giunto al culmine? O addirittura l’arrivo di un’inchiesta che potrebbe mettere fine alla giunta anzitempo? L’ipotesi di un’inchiesta sul famoso “cubo nero”, in effetti, per ora sta nelle indagini della procura e nelle chiacchiere di qualche solito caminetto fiorentino. E ci sono certi caminetti parecchio intuitivi. Ma forse anche questa è solo un’ipotesi maligna”.
”Certo anche qui potrebbe ricorrere qualche analogia con la campagna renziana di tanti anni fa. Campagna che difficilmente avrebbe avuto il successo che ebbe, se la Procura di Firenze non avesse inquisito buona parte della giunta Domenici per un caso legato ad un progetto urbanistico. Tra gli inquisti c’era anche Graziano Cioni, il più credibile competitor di Renzi che, a seguito dell’inchiesta, si ritirò dalle primarie. Nota a margine: Cioni fu assolto dai giudici fiorentini nel 2013. Quando Renzi diventava presidente del Consiglio. Nella sentenza i giudici rimproverarono anche l’uso delle intercettazioni che venne fatto durante quella vicenda. Ma insomma, per tornare a noi … Io sono vecchio e da sempre fuori dai giochi. Quanto sopra sono ipotesi e valutazioni che si fondano solo su mie supposizioni e ribadisco che, come noto, io di politica non capisco niente. Quindi prendetele per quelle che sono” conclude Tommaso Ciuffoletti.


