Germania, il bluff dei droni killer che in Ucraina falliscono due volte su tre
Ariel Piccini Warschauer.
Doveva essere la Zeitenwende, la svolta epocale della difesa tedesca promessa da Olaf Scholz. Si sta trasformando nell’ennesimo capitolo della saga degli sprechi militari della Bundeswehr. Al centro dello scandalo c’è la Helsing, la startup “unicorno” della difesa europea che ha promesso miracoli grazie all’Intelligenza Artificiale, ma i cui droni d’attacco, messi alla prova del fuoco in Ucraina, si stanno rivelando poco più che costosi giocattoli difettosi.
Il verdetto del fronte: solo il 36% dei colpi a segno
I documenti interni del Ministero della Difesa tedesco, visionati in queste ore nei palazzi di Berlino, raccontano una realtà ben diversa dai video promozionali patinati. Il drone HX-2, presentato come l’arma definitiva in grado di penetrare i disturbi elettronici (il cosiddetto jamming), sul campo di battaglia ucraino ha fallito la prova più importante: quella dell’efficacia.
I numeri sono impietosi: su 14 missioni monitorate, il drone ha raggiunto l’obiettivo soltanto 5 volte. Un tasso di successo del 36%. La beffa risiede nelle cause del fallimento: non sono state le sofisticate contromisure russe a neutralizzarli, ma limiti tecnici strutturali. Trasmissioni video che si interrompono improvvisamente, sensori incapaci di adattarsi al terreno e un software che fatica a distinguere un bersaglio reale da un elemento del paesaggio. In sintesi: un’arma che “non vede” e “non sente” quando la pressione sale.
Pioggia di milioni sulla startup di Spotify
Nonostante questi risultati imbarazzanti, il governo tedesco sembra intenzionato a tirare dritto. La commessa è mastodontica: 267,7 milioni di euro per una prima tranche di 4.350 droni, con un’opzione che potrebbe portare il totale a 20.000 unità.
Si tratta di una montagna di denaro pubblico destinata a una società nata solo nel 2021, già valutata 12 miliardi di euro e sostenuta da giganti come Daniel Ek, il fondatore di Spotify. Helsing si difende sostenendo che i test effettuati in Galles e Kenya abbiano dato risultati “perfetti”, liquidando i dati ucraini come “statisticamente irrilevanti” a causa del basso numero di esemplari impiegati. Una linea difensiva che però non convince gli esperti: la guerra vera, fatta di fango e interferenze costanti, non è un’esercitazione tra le colline britanniche o le spiagge assolate del Kenya.
La “maledizione” della difesa tedesca
Il caso Helsing rievoca i fantasmi del passato recente della Bundeswehr. La lista delle figuracce tecnologiche di Berlino è lunga e costosa: con gli Elicotteri Tiger incapaci di volare di notte. O i Jet Eurofighter perennemente fermi per manutenzione. E ancora, i Fucili G36 che, surriscaldandosi, perdevano la precisione minima per essere efficaci sul campo.
Ora, mentre il Parlamento si appresta a votare il via libera al contratto entro fine febbraio, il sospetto che serpeggia tra i corridoi del Bundestag è atroce: la Germania sta davvero modernizzando il suo esercito o sta solo gonfiando artificialmente la bolla di una startup che, sul campo, vale meno della carta su cui sono scritte le sue specifiche tecniche?
(nella foto Zelensky)





