Francia al voto per eleggere 35mila sindaci, un test complicato
Ariel Piccini Warschauer.
Sotto un cielo color ardesia che minaccia pioggia, la Francia torna oggi, domenica 15 marzo 2026, a misurarsi con se stessa. Dalle metropoli alle piccole comunità rurali, i seggi sono aperti in 35mila comuni per il primo turno di un’elezione amministrativa che ha smesso da tempo di essere “solo locale”.
Per l’inquilino dell’Eliseo, queste comunali rappresentano l’ultimo, decisivo tagliando prima del grande salto verso le presidenziali del 2027. Ma se nel 2020 l’incognita era il virus, oggi la sfida è tutta politica: misurare la tenuta del “fronte repubblicano” contro un’estrema destra che non è più solo una protesta, ma una forza radicata e pronta a governare.
Parigi orfana di Anne Hidalgo
Il cuore della battaglia batte, come sempre, a Parigi. Dopo dodici anni di “rivoluzione verde” e discussi cantieri, la capitale si appresta a voltare pagina: la sindaca Anne Hidalgo ha scelto di non correre per il terzo mandato. La sua eredità – fatta di piste ciclabili e pedonalizzazioni spinte – è oggi il terreno di scontro tra il senatore socialista Rémi Féraud, designato dalla Hidalgo come suo successore, e una Rachida Dati più combattiva che mai alla guida del centrodestra.
Attenzione però alla novità tecnica: quest’anno a Parigi si vota con un nuovo sistema elettorale che permette l’elezione diretta dei consiglieri di quartiere e di quelli comunali, rendendo la corsa all’Hôtel de Ville un complicato puzzle di alleanze.
Il test per l’Eliseo e l’ombra di Bardella
A livello nazionale, gli occhi sono puntati sul Rassemblement National. Se storicamente il partito di Le Pen ha faticato a costruire classi dirigenti locali, oggi Jordan Bardella punta a consolidare i feudi esistenti (come Perpignan) e a conquistare città medie per dimostrare che il “brand” RN è pronto per la gestione amministrativa.
Per il campo macronista, il voto è un esercizio di sopravvivenza. Con un Presidente che non può ricandidarsi, i vari “delfini” cercano di blindare le proprie roccaforti. Édouard Philippe, l’ex primo ministro, si gioca a Le Havre non solo la poltrona di sindaco, ma la credibilità della sua futura corsa verso l’Eliseo.
I temi del voto
Nonostante le grandi manovre parigine, per i cittadini i temi restano concreti:
Sicurezza e decoro urbano sono al centro della retorica della destra.
Transizione ecologica è il tema che la sinistra cerca di difendere con il modello delle “città a 15 minuti”.
Il potere d’acquisto è un’ombra che grava su ogni scelta elettorale dopo anni di tensioni sociali.
I primi dati sull’affluenza sono attesi per il primo pomeriggio: una bassa partecipazione potrebbe favorire i sindaci uscenti, ma un’impennata ai seggi segnalerebbe la voglia di una “spallata” nazionale. La Francia vota, ma con lo sguardo già rivolto al 2027.






Bello e terribile allo stesso tempo.