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Fiorentina, non è un pareggio ma una cicatrice

Ariel Piccini Warschauer.

Non è un pareggio, è una cicatrice. La Fiorentina di Vanoli assapora il gusto della rinascita per quaranta minuti, poi crolla sotto il peso dei propri fantasmi proprio quando il traguardo era a un passo. Il 2-2 finale contro il Torino non è solo un punto che muove poco una classifica deficitaria, ma è l’ennesimo schiaffo a un “Franchi” che aveva ricominciato a ruggire.

Dal baratro al sogno

Il pomeriggio era iniziato sotto i peggiori auspici. Una Fiorentina contratta, quasi timorosa di sbagliare, trafitta al 26’ da Casadei, bravo a inserirsi nelle maglie larghe di una difesa viola ancora troppo fragile. Il primo tempo si chiude tra i fischi, con l’incubo della zona retrocessione che sembra farsi realtà tangibile.

Poi, la metamorfosi. Nella ripresa entra in campo una squadra ferita nell’orgoglio. Al 51’è Manor Solomon a far saltare i seggiolini dello stadio: un tracciante di destro che si insacca dove Paleari non può arrivare. È la scintilla. Sei minuti dopo, Moise Keantrasforma il Franchi in una bolgia, ribaltando il risultato con una zampata da centravanti vero. Per un attimo, Firenze ha creduto che la crisi fosse alle spalle.

La beffa finale

Ma questa Fiorentina non ha ancora imparato a gestire il vantaggio. Nonostante i cambi di Vanoli per blindare il risultato, il Torino non ha mai smesso di crederci. Al 94’, su una punizione calciata col contagocce da Gineitis, la difesa viola resta a guardare: Maripán svetta solitario e batte De Gea. Il silenzio che cala sullo stadio è più rumoroso di qualsiasi urlo.

“Non si possono perdere punti così. Abbiamo fatto il massimo per ribaltarla, ma non si può staccare la spina prima del fischio finale,” ha commentato amaramente Vanoli a fine gara.

Il Tabellino in pillole

• Fiorentina (4-3-3): De Gea; Dodò, Comuzzo, Pongracic, Parisi; Mandragora, Fagioli, Brescianini; Solomon, Kean, Gudmundsson

• Marcatori: 26′ Casadei (T), 51′ Solomon (F), 57′ Kean (F), 94′ Maripán (T).

• L’uomo partita: Solomon (Fiorentina) – L’unico capace di dare luce anche nei momenti bui.

La classifica ora scotta: il 18° posto è un macigno che obbliga a riflessioni profonde. La sosta permetterà di leccarsi le ferite, ma a Como servirà un’altra testa.

La Fiorentina di oggi è una splendida incompiuta che non sa gestire il battito del proprio cuore. Se l’anima offensiva sembra aver trovato un’identità grazie all’estro di Solomon e alla fisicità di Kean, è la tenuta psicologica a preoccupare.

Vanoli ha il merito di aver scosso la squadra nell’intervallo, passando a un baricentro altissimo che ha schiacciato il Torino. Tuttavia, il peccato originale resta la gestione dei cambi e del finale. Arretrare il baricentro inserendo difensori puri (Ranieri per Solomon) a dieci minuti dalla fine ha lanciato un segnale di paura alla squadra e un invito al forcing per i granata. In Serie A, se smetti di giocare per proteggere il “bottino”, finisci quasi sempre per consegnarlo agli altri. Questa Fiorentina deve imparare a essere “cattiva” non solo nel rimontare, ma soprattutto nel saper uccidere la partita.

Le Pagelle: Solomon brilla, la difesa si addormenta

Il Migliore

Solomon 7.5 – È l’elettricità pura di questa squadra. Il gol del pareggio è una perla rara, un colpo da biliardo che ricorda i grandi numeri 10 passati dal Franchi. Finché ha fiato, la Fiorentina è pericolosa. La sua uscita dal campo coincide con la perdita di coraggio dei viola.

La Squadra

• De Gea 6 – Incolpevole sui gol. Guida la difesa con autorità, ma non può nulla sulle incornate da distanza ravvicinata.

• Dodò 6.5 – Una spinta costante sulla fascia. È l’ultimo a mollare, cercando cross anche nel recupero.

• Comuzzo 5.5 – Gara di sostanza fino al 90′, ma sul gol di Maripán la colpa è collettiva: lui resta piantato a terra.

• Pongracic 5 – Ancora lontano dalla forma migliore. Spesso fuori posizione, soffre la fisicità di Adams e non trasmette sicurezza.

• Fagioli 6 – Geometrie pulite a centrocampo. Prova a mettere ordine nel caos, ma cala alla distanza.

• Moise Kean 7 – Un leone. Lotta su ogni pallone, segna un gol da rapace d’area e fa reparto da solo. Esce stremato tra gli applausi.

• Gudmundsson 5.5 – Ancora un po’ ai margini del gioco. Qualche sprazzo di classe, ma da lui Firenze si aspetta la giocata che spacca la partita.

L’Allenatore

Vanoli 5.5 – Bravissimo a ribaltarla con il discorso negli spogliatoi, rivedibile nelle sostituzioni finali. Il “fortino” costruito nel finale è crollato come un castello di carte, evidenziando limiti caratteriali che l’allenatore deve ancora risolvere.

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