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Fidanzamento Calenda-Forza Italia benedetto da Paolo Berlusconi

Carlo Calenda ha trovato l’approdo. Forse. In un articolo del Quotidiano Nazionale si descrive l’arrivo di Carlo Calenda in Forza Italia. Anzi no. Si racconta il cammino del leader di Azione verso il partito guidato da Antonio Tajani che sarà anche in bilico, come dicono alcuni addetti ai lavori, ma a Milano ha messo in fila pezzi della famiglia Berlusconi, Letizia Moratti e Fedele Confalonieri. Niente male per uno che è in bilico.

Qn scrive: “Un posto in prima fila, qualcosa vorrà pur dire. Certo ci sono le cortesie per gli ospiti. Ma qualcosa in più negli sguardi, negli abbracci, nell’accoglienza, in quel teatro Manzoni di Milano addobbato d’azzurro, qualcosa in più vorrà pur dire. Con Letizia Moratti in mezzo, a fare da ponte tra lui e Antonio Tajani, il padrone di casa. E con Paolo Berlusconi a portare in dono il sigillo della dinastia. Eccolo allora, Carlo Calenda nella sua nuova postura. Completo blu, camicia bianca, cravatta larga, il viso scavato dalle intemperie e il sorriso smagliante volto al sol dell’avvenire, che attualmente sorge da destra. Ha un passato da manager, lo sappiamo. Quindi la politica, prima da tecnico, poi da eretico del Pd. Dal 2019 è leader di partito in proprio, Azione, in un terzo polo tendente a sinistra con l’ex amico Matteo Renzi a fare da sodale. Fino alla rottura, dolorosissima, condita dalla partenza di nomi di peso come Mara Carfagna, Maristella Gelmini e Giusy Versace involate verso Noi Moderati.

Ma questo è il passato, ed è già buono per le diapositive. L’oggi è che, da mesi, Calenda è dato in avvicinamento al centrodestra di Giorgia Meloni. Ma solo su certi temi, sia chiaro!, corregge lui. Però domenica 25 gennaio ha finalmente confessato che se una simpatia deve esserci, allora è con i liberisti di Forza Italia. Fatti e parole all’evento con cui gli azzurri celebravano ’Più libertà, Più crescita’: i 32 anni dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi. Calenda arriva in sorvolo (“Quello con Forza Italia è un dialogo che abbiamo con tutti i partiti”), ma poi scende in picchiata: “Soprattutto con un partito come Forza Italia che è popolare e europeista, non lontano da un partito liberale come il nostro”. Insomma, siamo più simili di un tempo. La terza mossa consiste nel delineare uno spazio di manovra all’interno di “paletti politici netti”. Che poi, tradotto, ha nomi e cognomi: Tajani sì, Salvini, no”.

E il leader leghista da Rivisindoli manda a dire al coordinatore di Forza Italia che lui incontra chi vuole. E oggi Giorgia Meloni dovrà fare da paciera tra i due galli del centrodestra.

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