Ferramonti racconta chi è e quali danni può fare Vannacci alla Lega e al centrodestra
Ariel Piccini Warschauer.
Gianmario Ferramonti (nella foto) si muove da trent’anni nelle intercapedini del potere italiano. Imprenditore, lobbista, vicino alla Lega delle origini, è l’uomo che ha osservato da una posizione privilegiata la nascita e la crisi dei partiti. Oggi, dalle stanze di una Roma che non smette di tramare, traccia il profilo di Roberto Vannacci, il generale che agita la destra, definendolo un «corpo estraneo» mosso da un’ambizione solitaria.
Ferramonti, lei ha affiancato Vannacci per diciotto mesi. Perché il rapporto si è interrotto così bruscamente?
«Il problema è il suo ego ipertrofico. Roberto non ascolta nessuno, neanche chi lo ha aiutato a muovere i primi passi. Il suo errore fatale è stato tesserarsi nella Lega e cercare poi lo scontro frontale con Salvini. Gli avevo consigliato di non farlo, ma lui punta a fare l’uomo solo al comando. Per i colonnelli del Nord — i vari Giorgetti, Zaia, Fedriga — è un corpo estraneo, un elemento di disturbo».
Eppure per Salvini sembrava essere l’ultima scialuppa di salvataggio.
«È pura Realpolitik. Salvini è molto intelligente, ma si è politicamente “suicidato” al Papeete. Se Vannacci porta quel 3% necessario a non far affondare via Bellerio, Matteo lo riprenderà a braccia aperte. Vannacci pesca nell’astensione, dice cose che la pancia del Paese vuole sentire, ma non ha una struttura politica degna di questo nome sul territorio o a Roma. È un solista in un mondo che richiede orchestre».
Nel suo racconto emergono legami inquietanti con Mosca. Qual è il ruolo del Cremlino in questa partita?
«Conosco Vladimir Putin dagli anni Novanta, dai tempi di San Pietroburgo. È un uomo di grande onestà. Posso dire con certezza che il Cremlino guarda a Vannacci con estrema simpatia. Giorgia Meloni è determinata, forse anche più del Generale, ma sta commettendo un errore strategico: mettersi contro Putin è una sciocchezza. Io ho i canali per far arrivare certe istanze a Mosca; Vannacci questo lo ha capito, Meloni no. Adesso è da un po’ di tempo che non mi reco a Mosca, ma solo per pigrizia, non ho voglia di farmi una “quarantena” di una decina di giorni prima di incontrarmi con il Presidente Vladimir Putin».
Oggi lei promuove la «Confederazione delle Destre» con l’ex generale Saya. Evocate teorie come il “Piano Kalergi”. Non teme di alimentare derive estremiste?
«Noi siamo patrioti. Guardi Milano: su 100 persone, 70 non sono italiane. La sostituzione etnica è un processo in atto. Vogliamo ripristinare la sovranità monetaria e una difesa nazionale. Abbiamo il sostegno di grandi realtà datoriali come Confimea e PmiItalia così non avremo problemi a raccogliere le firme necessarie per presentarci alle Politiche del 2027, come soggetto in grado di tessere alleanze magari con formazioni come quella di Lupi. E attenzione: si muove anche Fabrizio Corona. Una persona ben informata mi assicura che con i suoi tre milioni di follower potrebbe essere la vera variabile delle prossime elezioni, presentando una sua lista, senza candidarsi direttamente un po’ come fece Beppe Grillo con i Cinque Stelle».
Lei oggi si definisce un imprenditore e ha lanciato un progetto che unisce lobby e attività politica a livello internazionale con la sua The Quantum Key. Cosa resta del “sistema” che ha conosciuto?
«Resta la consapevolezza che chi gioca da solo viene punito. Vannacci è un fenomeno mediatico, ma senza una rete di protezione rischia di essere una meteora. Io lavoro con un ex dirigente Stellantis per aprire mercati internazionali; la politica è solo una parte di un ingranaggio più grande, e moto delicato. Vannacci pensa di aver conquistato il mondo, ma senza alleati il sistema lo espellerà».





