Enzo Bianchi, il Signor Palomar e Carofiglio dovremmo leggerli tutti noi, anche i magistrati più loquaci
Stefano Bisi.
Enzo Bianchi, fondatore della comunità di Bose in Piemonte, qualche mese fa scrisse un articolo su La Repubblica dal titolo “L’importanza del silenzio”, un visto il tempo in cui viviamo in cui il chiasso la fa da padrone. Scrive che “più che mai si deve riscoprire l’antichissima arte di ascoltare in silenzio: impresa non facile se già Eraclito diceva dei propri simili che erano incapaci di ascoltare e quindi di parlare”. E aggiunge che “il necessario ed elementare ritmo che comprende silenzi alternati alla parola viene stravolto, occupato da parole urlate”.
Sullo stesso argomento torna alla mente il Signor Palomar, il personaggio di Italo Calvino: “Il silenzio può essere considerato un discorso, in quanto rifiuto dell’uso che altri fanno della parola; ma il senso di questo silenzio-discorso sta nelle sue interruzioni, cioè in ciò che di tanto in tanto si dice e che dà un senso a ciò che si tace. O meglio: un silenzio può servire a escludere certe parole oppure a tenerle in serbo perché possano essere usate in un’occasione migliore. Così come una parola detta adesso può risparmiarne cento domani oppure obbligare a dirne altre mille”. E Palomar prima di parlare si mordeva la lingua tre volte. Anche questo è un consiglio, come quello di Enzo Bianchi.
Anche Gianrico Carofiglio (nella foto), magistrato prima di diventare scrittore di successo, dice che serve un’educazione al linguaggio perché le parole sono armi “e le armi – aggiunge – possono offendere ma anche difendere, sono strumenti potenti. Possono cambiare il mondo in una direzione migliore, se usate in maniera consapevole. Allora molte cose vengono da sé. Il tema è diventare consapevoli, dei cittadini responsabili. La consapevolezza è parte di una cura in cui rientra anche la cura del linguaggio. È un tirocinio per diventare membri nella comunità e non sudditi”. Bianchi, Palomar, Carofiglio faremmo bene a leggerli tutti noi. I loro consigli servirebbero anche ai più loquaci magistrati.





